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Centurion Method
Quello che ti sta dicendo cannotta è che è molto più semplice ottenere miglioramenti aspecifici globali, lavorando in maniera specializzata gesti aspecifici standardizati.
Perchè infondo uno stacco da terra è semplicemente prendere qualcosa e sollevarlo, solo che quella cosa è stata resa standard, a meno del peso, questo ha permesso di concentrarsi sul problema "prendi e solleva" invece che perdersi nelle mille variabili che venivano dalle condizioni ambientali.
Questo funziona perchè il cervello impara molto bene quando ha stimoli chiari e che riesce a ricondurre a qualcosa di già fatto, quando poi il cervello dovrà sollevare qualcosa di una forma strana o in condizioni particolari (dislivello tra i piedi, fondo di appoggio istabile ecc) potra prende lo schema motorio ottimizato per sollevare ed adattarlo al sollevamento specifico, se invece tu avessi sollevato da terra oggetti sempre diversi, primo non avresti raggiunto lo stesso grado di bravura nel sollevare da terra, secondo il tuo cervello dovrebbe prendere un gesto in cui non è bravo ed adattarlo riducendo ulteriormente la tua capacità di sollevare.
In oltre lavorare su un gesto standard permette di organizzare meglio gli allenamenti e la loro progressione nel tempo, permette di confrontarsi per capire se si sta dando il massimo o se ci si sta adagiando sugli allori.
Infine alla base degli allenamenti non ci può essere la filosofia ma la fisiologia e quella è uguale per tutti sia che uno faccia gare o si prepari per l' inaspettato.
Ezzelino, un conto è il concetto per cui "le cose che possiedi alla fine ti possiedono" (tra l'altro allora come ti è stato detto butta PC e cellulare e vivi ramingo). Ma se mi parli del film (o del libro) il principio ultimo è quello di destabilizzare la società, ovvero provocare attivamente quelli che tu consideri "gli eventi inaspettati del crollo della civiltà".
Se non l'hai capito il protagonista del film da te preso come esempio soffre di un disturbo di personalità multipla (nel DSM IV Disturbo Dissociativo dell' Identità) con evidenti tratti paranoici...spero invece voi del CM tutto bene 🙂
Senza offesa, ma tanto più che studi filosofia e non sei più di primo pelo dovresti già masticare il concetto che quello che bisogna cercare, soprattutto in questi tempi e in questo constesto sociale, è l'equilibrio, l'altruismo e il rispetto. Se per farlo hai bisogno del CM ben venga, ma dai discorsi pseudo-filosofici che fai mi sembra che l'equilibrio sia parecchio spostato verso uno stile di pensiero guardingo e antisociale (tantopiù che lasci intendere di ispirarti a fight club)
Quest'ultima riposta di MaloTeo mi sembra molto bella.
Però potremmo cercare di rendere questo post interessante (anche perchè così sembra un po' la solita diatriba) magari provando a codificare degli stili di vita sostenibili, anche per quello che riguarda l'allenamento.
E perchè no, qualcosa che abbracci una molteplicità di aspetti del vivere bene, magari anche un lato spirituale.
E sicuramente partendo da un punto di vista "sociale"
Maloteo: a me pare che del Fight Club tu ti sia perso un fattore decisivo, il rifiuto dei valori oggi imposti e la creazione di una comunità di persone che vedono le cose allo stesso modo. Penso che questo non abbia nulla a che vedere col terrorismo e schifezze del genere. So bene dove sta il positivo e il negativo in una cosa e distinguo anche la finzione dalla realtà. Il terrorismo solitamente è di colore rosso ed è una cosa che disprezzo nel modo più assoluto. Quindi quello che mi interessa valorizzare di quel film è una ribellione positiva che avvicina le persone. In fondo anche le arti marziali dovrebbero unire, creare una comunità. Ma quello che da una spinta in più sono le idee di fondo, i riferimenti se vogliamo spirituali.
Concordo, le discipline del corpo (e non solo quelle) devono far crescere un senso di equilibrio e rispetto, ma spesso non creano il senso di comunità autentico perchè non si pongono il problema. Nessun rinnovamento della "società" viene senza una costruzione più profonda. Non vedo nulla di negativo in questo e non ci sono doppi sensi nascosti. E non siamo neanche dissociati 🙂
Ermenegildo: ti ringrazio della spiegazione. Io purtroppo non sono uno specialista e non mastico il linguaggio specifico quindi mi sono espresso con parole mie per dire cose in cui tutto sommato ci possiamo anche trovare d'accordo. Quello che ci distanzia parzialmente sono gli scopi finali e gli stimoli di base, ma i metodi e le tecniche gli stessi suppergiù. Io credo che il CM possa essere praticato solo con una solida base di culturismo o altro alle spalle senò ci si fa male. Alcune foto che ho visto del CM mi hanno fatto alzare i peli sulla schiena, ma personalmente non pratico in modo approssimativo gli esercizi, cerco di farli al meglio.
La proposta di Andrea mi pare in fondo la più ragionevole. Voi che siete più esperti di me mi parlate di tecniche e quant'altro. Io mi sono messo in discussione, mi sono informato e ho letto un po di cose in questi giorni. Sono giunto alla conclusione che pensavo cose che ho trovato per iscritto ma che non sapevo esprimere. Non sono un professionista e non voglio esserlo, ho sempre praticato senza pormi il problema della teoria ma sono in grado di imparare e mettermi in discussione per migliorare. Detto questo, il CM non è solo pratica e se vogliamo capirci dovremmo anche andare a scavare nell'insieme e nel fulcro della visione generale dell'uomo e del mondo sottinesa. Senza dottrina spirituale e comunitaria le pratiche nel CM sono poco diverse dal solito
Allora, ampliando il discorso credo che tutti ci possiamo trovare più o meno d'accordo sul fatto che il nostro modo di vivere così com'è non è sostenibile. Concetti come la decrescita felice e lo sviluppo sostenibile sono punti estremamente interessanti e credo l'unica (o una delle poche) direzione che possa farci arrivare da qualche parte.
I valori consumistici imposti dalla società sono senz’altro alienanti il concetto di umanità stesso (l'incredibile aumento di malattie mentali basate su una sbagliata gestione ed educazione emozionale non sono mai stati alti e diffusi come da una 30ina d'anni a questa parte).
Quello che penso, riallacciandomi al discorso “Fight Club” è che riassumere questi concetti, anche se solo a scopo esemplificativo, evocando un romanzo in cui il "dire no agli odierni valori" si trasforma nella costituzione di una setta eversiva sia un approccio quantomeno fuorviante.
Se vogliamo discutere dei massimi sistemi ha più senso tirare in ballo l’alfabetizzazione emozionale, la promozione di attività come quelle svolte con i bambini al Nueva Learning Centre di San Francisco, oppure ancora come all'Augusta Lewis Troup Middle School di New Haven, dove in un contesto di degrado si tenta di recuperare le sorti di tanti adolescenti che altrimenti avrebbero un destino segnato da povertà, droga e violenza.
Se promuovessimo di più queste realtà magari si riuscirebbe a evitare che ogni tot qualche squilibrato imbracci il piccone, faccia fuoco dalla finestra, massacri di botte il primo passante che gli capita a tiro, ecc.
Quello che non condivido del tuo modo di vedere è il concetto di autoesclusione dalla società, dal volersi ritirare fondando una “comunità organica”. La Società Attuale non un’entità divina: siamo tutti noi a farne parte e se vogliamo cambiarla è necessaria la responsabilità e il contributo personale di ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni.
Se vivo pensado di dovremi addestrare all’eventualità che il primo passante possa accoltellarmi, mi fa già entrare in uno stato mentale teso e sulla difensiva, e sarà un altro piccolo tassello che contribuirà all’aumento dell’aggressività generale. Non dico di fare i fresconi e andare a mezzanotte a Quarto Oggiaro con l’orologio d’oro in piena vista, ma nemmeno sospettare di tutto e di tutti e “tenermi pronto a tutto”, non so se mi spiego…
Quoto l'ultimo intervento di Maloteo.
Ezzelino, alla fine quello che ti interessava era trovare una comunità di persone che condividesse il tuo personale approccio all'allenamento:
"è più vivere l'allenamento come parte di un processo di creazione di un nuovo uomo al di fuori del consumismo e delle distorsioni culturali delle palestre moderne e il principio di una comunità organica."
Se la hai trovata (per quanto poi ogni scuola abbia i suoi metodi di fidelizzazione ed i suoi target) sono contento per te.
Rawtraining è un forum molto "specializzato" sull'allenamento inteso come prestazione. Qua si discute sull'efficacia dei programmi, quale che siano gli strumenti in questione (corpo libero, PL, ghirisport, atletica leggera o pesante, GPP, SDC etc etc...)
E' per questo che il tuo discorso non ha trovato molto appiglio, ti sei lanciato in discussione pseudofilosofica e non pratica, parli di benessere/miglioramento soggettivo e non oggettivo, ma qua la prestazione (quale che sia) passa sempre la dura selezione dei numeri.
Diciamo che è un forum più scientifico che umanistico 🙂
PS: i fottuti psicopatici di fight club (di cui ti consiglio vivamente il libro, il film perde molto e la fine è molto diversa) non andavano nel seminterrato ad allenarsi, ma a dar libero sfogo alla propria aggressività repressa. La comunità che si viene a creare è una sorta di deviata struttura paramilitare, di cui Tyrell è il leader totalitario ed indiscusso, figura adorata e venerata; ogni suo ordine è legge, nessuno discute, la gerarchia è inflessibile.
Lo scopo dell'opera NON è decisamente quello di dare risalto alle comunità di quel tipo, anzi mostra come il rifiuto dei valori imposti, anche se sbagliati, non comporti necessariamente un miglioramento!
Casomai il punto focale sta nel mostrare come una società che opprime determinate classi sociali sia terreno fertile per movimento anarco-insurrezionalisti, e allo stesso tempo di come sia facile anche per l'uomo comune e non solo per dei criminali incalliti farne parte!
Maloteo: in fin dei conti però anche in quelle strutture specifiche che citi chi vi fa parte stringerà comunque dei legami più stretti con le persone con cui ha condiviso un certo tipo esperienze, piuttosto che col "mondo esterno". Non è questione di essere disadattati, è il fatto che ognuno cerca spazi e persone con cui condividere le cose che ritiene fondamentali per la sua vita.
Detto questo, ci sono svariati approcci alle discipline fisiche e anche al contesto che le riguarda, il CM ha il suo approccio.
Paul: ho messo in offtopic questo argomento perchè ho ben capito che non era cosa che potesse interessare alla grande maggioranza di chi legge il forum. De gustibus, era una curiosità o comunque una possibilità di confronto in più.
Conosco persone che hanno parlato direttamente con l'autore di Fight Club, la tua lettura del libro non è esattamente la sua. Ad ogni modo, la mia non corrisponde alla tua e come ripeto per comunità non intendo un insieme di pazzi dinamitardi.
Come dicevano i romani: suum cuique.
- SPARTANI + SPARTACHISTI
(scusate, ma dovevo proprio dirlo 🙂 chi vuole capire capisca)
[comunque la discussione è molto interessante, non ci entro per motivi di tempo]
In alcuni momenti la discussione ha perso qualità, ma mi ha dato uno spunto per riflettere su di una cosa:
qual' è il parametro fondametale per valutare un metodo di allenamento?
Quale feedback devo tenere in considerazione per decidere se il metodo produce risultati?
Alcuni mi pare ritengano primarie le sensazioni provate in allenamento e che si sentano istintivamente migliorati nel tempo.
Altri obiettano che bisogna quantificare numericamente un miglioramento, per poterlo definire tale.
Io credo che l' unico parametro da ritenere primario sia FELICITA'.
Il segale di felicità ci dice che stiamo orientandoci verso uno stato ideale di benessere.
Il benessere non può essere interpretato solo dal lato fisico perchè è rappresentato dall' aspetto fisico, psichico, sociale e spirituale.
E' chiaro che in questa visione lo sport rappresenta solo un mezzo e non il fine.
Inteso come mezzo, lo sport serve a favorire il raggiugimento del proprio equilibrio e va inserito in una visione più ampia, perchè l' essere umano non è mai solo uno sportivo, ma vive anche l' aspetto psichico, sociale e spirituale e solo guardandolo sotto tutti questi aspetti si può tentare di comprenderlo.
l' intervento di Giorton è molto interessante e, credo, niente affatto banale.
In effetti è qualcosa su cui stavo riflettendo anche io in questo periodo in cui, per cause varie, ho dovuto temporaneamente smettere di allenarmi.
Perché allenarsi seriamente (cioè guardando ai fatti, ai numeri) comporta molti sacrifici. Quante volte, schiacciati dalla fatica o dal dolore, ci siamo detti: "Ma chi diavolo me lo fa fare?".
Evidentemente, chi si allena o gareggia in sport ingrati e misconosciuti come il Girevoy sport (o anche un qualsiasi SdC) non ha una mentalità edonistica, anzi la sofferenza la ricerca coscientemente. Ma perché? Forse perché fin da bambino è stato educato innanzitutto al "dovere" in qualunque sua forma. Forse perché pensa segretamente che in questo modo diventerà più figo. Forse perché sa che le cose di valore costano care e di solito non si possono acquistare. Forse perché è stanco di illudersi che con pratiche strane e imponderabili si possano acquisire poteri mistici (e non misurabili).
Ora, io penso che nella natura umana, accanto alla socialità e alla ricerca interiore, ci sia anche l’aspirazione al superamento costante di sé stessi. Quindi, se la felicità passa per la realizzazione della propria natura, è obbligatorio ricercare dei miglioramenti OGGETTIVI, anche quando questi costano sudore e lacrime.
È così semplice. Anche quei pochissimi che hanno la fortuna di praticare il vero yoga o il vero qi gong raccontano di pratiche dure, semplici e con obiettivi chiari, che non lasciano spazio a voli pindarici e fumosità assortite.
Naturalmente anche io a volte invidio chi è convinto di essere un ninja o un supersoldato (o un fenomeno qualsiasi in un campo qualsiasi). Finché non vedo questi personaggi scontrarsi dolorosamente con la realtà (o con un bel gancione da KO due secondi dopo il gong).
Allora sì che le ore di studio e allenamento paiono dolci e serene e oneste. Felici.
Evidentemente, chi si allena o gareggia in sport ingrati e misconosciuti come il Girevoy sport (o anche un qualsiasi SdC) non ha una mentalità edonistica, anzi la sofferenza la ricerca coscientemente. Ma perché?
Qui c'è tutta la risposta
http://www.projectinvictus.it/index/allenamento/kettlebell/10-per-essere-o-avere/
Sì, avevo letto.
Credo che il discorso sia simile. Come dicevo, ci sono cose che non si possono acquistare, e sono le più belle.
E poi, sognare è bello, ma realizzare anche solo dei piccoli sogni con molti sforzi e dedizione vale molto ma molto di più. Non per il raggiungimento in sé, ma per quello che avremo imparato nel processo.






