Forum

Forza o Tecnica?

54 Post
14 Utenti
0 Likes
11 K Visualizzazioni
animadverte
Post: 39
(@animadverte)
Registrato: 11 anni fa

"se prendo un bastone e te lo do sulla spalla la senti molto di più ma nn lavora meglio"
paradossalmente Arnold Schwarzy, diceva una cosa simile: "se ti accendo l'accendino sotto il braccio lo senti bruciare, ma non e' che cresce"

a proposito di "finchè ci si concentrerà sulla capacità della miofibrilla di contrarsi , si guarderà al dito e non alla luna."
c'e' una cosa che mi interessa.

tempo fa di fronte ad un miglioramento di panca piana (mettiamo da 100 di massimale a 110) qualcuno chiese: "ma ha migliorato il massimale o la forza?" All'inizio non capivo cosa volesse dire, poi Paolo mi ha spiegato. In soldoni io posso migliorare il massimale perche' ho migliorato la mia capacita' di generare tensioni nel muscolo (capacita' della miofibrilla di contrarsi) oppure perche' riesco a sfruttare meglio le leve. In questo ultimo caso a parita' di tensione muscolare ottengo piu' effetto.

io ho sempre pensato che la tecnica fosse ricercata piu' che altro perche' permemtteva ai muscoli coinvolti di essere nella condizione migliore per contrarsi (ad esempio il pettorale allungato nella panca). ma questo potrebbe non esser vero. magari una certa tecnica non mette il mucolo nella condizione migliore, ma fa un gioco di leve tali per cui richiede molta meno tensione mucolare.
l'effetto e' che magari migliora il riusltato ma la capacita' di contrarsi della miofibrilla non e' migliorata, anzi magari anche peggiorata.

io credo che l'idea di concentrarsi sul muscolo, stile BB, derivi proprio da impressioni del genere. come dire: "sei solo diventato bravo a sfruttare le leve" o "cosi' e' barare".

certo i due aspetti sopra non sono per forza contrapposti. la tecnica ideale dovrebbe unire la combinazione di leve migliore e mettere i muscoli nella condizione migliore per contrarsi.
sarebbe interessante capire quale via effettivamente percorrono le tecniche corrette proposte. e quanto la tecnica ideale sia realizzabile.

Se si migliora solo la leva, un incremento di lavoro sulla miofibrilla non c 'e' (a parte il lavoro di coordinazione per tenere le leve al loro posto, cosa non da poco, ma diversa e magari coinvolgente muscoli diversi: es: adduzione delle scapole e pettorale).

Il lavoro solo sulla miofibrilla e' scemo. ma dovrebbe essere comunque incluso.

(in ogni caso io penso che il BB non vada molto bene nemmeno per la capacita' di contrarsi del muscolo).

Rispondi
animadverte
Post: 39
(@animadverte)
Registrato: 11 anni fa

@Ado:

ma piu' che altro io mi son stufato del fare PL col pensiero fisso: "e pero' se avessi fatto WL..."

voglio solo difender l'idea che se ti interessa la forza e basta, il PL non e' secondo a nessuno. magari WL e PL sono sullo stesso piano se vuoi, ma il PL non e' la sorella bruttina... (limitatamente alla forza chiaro). se no sembra che il PL sia solo il meglio per noi pipponi...

PS: l'atteggiamento "e pero' se avessi fatto WL" sono il primo ad averlo eh...

Rispondi
Visione
Post: 1456
Topic starter
(@visione)
Registrato: 13 anni fa

ma il discorso poi di base è questo qua, migliori la leva quindi sollevi di più ma non sei più forte.
Vero però il fatto di essere diventato abile comunque ti da carte in più da giocarti.

La plasticità neurale è l'arma migliore che abbiamo, chi diventa tecnico non sempre è più forte, però sa usare meglio il suo corpo.

A livello coordinativo basta questo, il mio prof di atletica diceva sempre, gli incrementi di forza spesso non si riescono a sfruttare, gli incrementi coordinativi invece si portano a casa sempre.

Nello sport molto spesso vince quello più coordinato, che ha un dispendio energetico minore a parità di lavoro.

Noi siamo sempre miocentrici perchè vediamo nella prestazione sempre il muscolo, ma è un errore.

Molti tecnici esperti usano questo stratagemma:

1) picchiano sui fondamentali, usando sempre quelli
2) ruotano sempre i complementari

Così sono sicuri di dare un colpo al cerchio uno alla botte.

Rispondi
milocrotone
Post: 122
(@milocrotone)
Registrato: 13 anni fa
Impariamo a fare lo squat

Secondo me con questa frase si riassume il 90% della discussione, senza nulla togliere a tutti gli interessantissimi interventi, e per spiegarmi riporto la mia piccola esperienza.

Inanzitutto preciso che mi alleno con le alzate olimpiche solo perchè mi piacciono e perchè alla mia età mi permettono (fino a quando riuscirò a farle in sicurezza) di limitare la perdita di mobilità, velocità e coordinazione più di qualsiasi altro esercizio con i pesi (non sono ancora interessato alla forza resistente e non escludo nel futuro di provare le ghiri che guardo da lontano con ammirazione ;)).

Se sono riuscito ad impararle con sufficiente tecnica, iniziando verso i 35 anni, secondo me lo devo alle basi atletiche che mi ha dato il judo praticato nella fanciullezza (e grazie al quale ho tentato il salto con l'asta da adolescente).

Dice bene Ado quando pone lo squat come catalizzatore per l'aumento di forza nella maggior parte dei contesti, ho più volte riportato i rapporti di forza tra back squat e slancio, una volta raggiunta una buona padronanza della tecnica i pesisti non hanno modo di migliorare se il loro squat non sale.

Quando ero studente ISEF, e mi allenavo in palestra da aspirante bodybuilder, facevo lo squat e, nonostante avessi smesso di fare atletica leggera da oltre due anni, ho fatto il mio record personale sui 100 metri (11"9) in occasione di una gara di decathlon alla quale avevo deciso di partecipare come scommessa.

Di sicuro il mio episodio non vale come statistica, e la mia predisposizione genetica nell'aumentare la forza è una vergogna, ma la cosa mi ha fatto riflettere e sono fermamente convinto che qualsiasi cosa si voglia fare con i pesi, per cercare transfert e migliorare l'atletismo negli sport, ci debba essere lo squat.

Se fossi costretto a fare un unico esercizio non avrei dubbi riguardo a quale scegliere.

Rispondi
Marokun
Post: 831
(@marokun)
Registrato: 11 anni fa
La plasticità neurale è l'arma migliore che abbiamo, chi diventa tecnico non sempre è più forte, però sa usare meglio il suo corpo.

Ecco, più che altro intendevo una cosa di questo tipo, non che bisogna spingere dove si sente più fatica! Il gesto biomeccanico corretto non lo definisce mai l'individuo, nemmeno il più straordinario atleta naturale, ma è il frutto di una tradizione disciplinare in evoluzione.
A Carl Lewis hanno insegnato a correre, poi lui ha raffinato il gesto, ne è stato un grande interprete. L'atleta va formato e impostato nello stato dell'arte dell'esecuzione che in quel momento considero ottimale.
Anche io cercavo di dire che il campione ha una maggiore sensibilità su se stesso: da un lato è più in grado, più rapido di altri nell'esprimere il gesto ideale e dall'altro è capace di fare una "regolazione fine" che altri non sanno fare. È una definizione un po' lunga e sgangherata del talento motorio di base, ma sensibilità è un termine che può andare bene.

Quello che mi domandavo è se - e io ne sono convinto - questa sensibilità sia allenabile, o coltivabile, o educabile.
Penso al lavoro di Gunther con il bilancere sulle spalle e sull'asse di equilibrio: lì non sto allenando la forza, nè l'esplosività, nè un bel niente, sto investendo sul mio sistema nervoso, che renderà più efficaci le catene sinaptiche nei dintorni del gesto finale, estenderà nuovi ramettini fino a farmi sentire differenze che prima non percepivo.

Rispondi
Marokun
Post: 831
(@marokun)
Registrato: 11 anni fa

Insomma, messa così qualunque cosa che mi consenta di migliorare la comunicazione interna, che mi serva a imparare a muovere o a sentire meglio il corpo, possibilmente nei dintorni del gesto finale che mi interessa, può essere utile.
Ma, mi viene da chiedere, il target biologico qual è? Ovvero la capacità di sentire il muscolo è più legata al muscolo o al sistema miofasciale, o sono dominanti le modifiche nel SNC?

Rispondi
Marokun
Post: 831
(@marokun)
Registrato: 11 anni fa

Ecco, adesso credo di aver capito almeno come si chiama correttamente la cosa di cui sto vaneggiando da un po': "Neurofisiologia/ sviluppo della capacità enterocettiva".
È già qualcosa 🙂

Neurofisiologia del movimento: anatomia, biomeccanica, chinesiologia, clinica
Di Maurizio Marchetti, Paolo Pillastrini, del 1997

Il capitolo 4 si occupa proprio di capacità enterocettiva, ho dato un'occhiata all'anteprima di google libri e già vedo che ci sono delle cosette illuminanti.

Rispondi
deadboy
Post: 1560
(@deadboy)
Registrato: 12 anni fa

Dopo gli ultimi interventi mi sono ufficialmente perso. Marokun, sei troppo avanti per me. 🙂
State entrando in una nuova dimensione spazio-tempo.

Rispondi
Visione
Post: 1456
Topic starter
(@visione)
Registrato: 13 anni fa

Si l'argomento diventa veramente nerd, però alla fine tutto passa da li.

Il libro sembra molto bello se a giugno sono a pari con gli esami magari me lo leggo 😉

Rispondi
Marokun
Post: 831
(@marokun)
Registrato: 11 anni fa

Credo che investirò le prossime settimane nel costruire una rana (nel senso dell'accosciata profonda) con la schiena radicalmente tesa e le tibie il più possibile verticali.
Senza carichi, magari solo il bilancere, respirando bene e cercando di ridurre tutte le tensioni inutili, purificando il gesto.
Ecco.. credo che alla fine il lavoro da fare sia proprio questo 🙂
Grazie di tutto, e scusatemi l'iper-nerdaggine: la verità è che non mi sono ancora capito nemmeno io, ma mi sembra che ci sia una direzione di lavoro che sta venendo fuori.

Rispondi
Pagina 4 / 4
Condividi: