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Periodizzazione per il judo: aiuto!!
oggi il server sta facendo proprio il matto con i messaggi: prende solo due righe per volta
C'è un simpatico problema. Qui mi determina una base aerobica assolutamente dominante (>80%) rispetto al contributo anaerobico alattacido (intorno al 15%) e di fatto un contributo dell'anaerobico lattacido molto basso
Ma il lavoro viene fatto con un lancio ogni 15" per 5 minuti. Che - purtroppo - non ha niente a che fare con quello che avviene in un incontro.
Loro hanno bisogno di definire un protocollo per la verifica in continuo, ma devono ancora ridurre la complessità, e questo sballa le conclusioni.
La Dani aveva fatto le misure del lattato prima e dopo il randori. Io i valori non li so, bisogna che chieda a lei, ma mi ricordo (almeno in un atleta) dei numeri molto, molto importanti.
Guardate qua, qui ci sono alcuni articoli che potrebbero tornarvi utili se siete in vena di studiare. Solo pochi, però, sono disponibili in versione completa. Per gli altri, comunque, avete i titoli e i nomi degli autori e volendo potete recuperarli sul web con un po' di pazienza.
Andate alla lettera F e guardate gli articoli di Franchini sul lattato nel judo. Non sono in inglese, ma potrebbe essere la volta buona che imparate il portoghese. 🙂
http://judoresearch.org/research/peer-reviewed-articles/
Mi ero scordato il link. 😉
deadboy, tu sei una specie di monaco zen del training, vero? 🙂
grazie mille. C'era un link nel tuo post?
In ogni caso cercando Franchini e lattato ho cominciato subito a trovare materiale...
Ancora grazie!
Il succo della faccenda è molto chiaro, mi sembra.
Anche se il contributo aerobico nei test non è sufficiente a compensare la richiesta dell'attività glicolitica, una migliore condizione aerobica risulta associata a un megliore recupero nel periodo di intervallo, che si spiega soprattutto considerando che la resintesi del creatin-fosfato è un processo dipendente dal metabolismo aerobico.
Ovvero fai ciclare meglio il lattato, ne produci di più e lo smaltisci meglio, e su quella base ti regge di più quando devi attivare lo sforzo massimale nelle fasi avanzate dell'incontro 🙂
bello!
Anzi, eccellente.
Si, perchè quello che emerge è una cosa che sapevamo benissimo, ovvero che il judo è una cosa che mi richiede di esprimere gesti rapidi di forza massimale in un contesto aerobico o anaerobico submassimale, dove tutto - è importante - tutto è a-ciclico.
Leggendo l'articolo però ti rendi conto di una cosa: che la capacità aerobica non ti interessa in quanto tale, ma perchè l'efficienza aerobica agisce positivamente sulla capacità di gestire il lavoro lattacido.
Questo, a mio parere, cambia molto lo scenario della preparazione, ovvero le modalità con le quali devo approcciare il miglioramento della capacità aerobica.
Da un lato posso dire che i circuiti sono molto meglio, per esempio, della corsa. Perchè meno fissi su un unico ciclo, perchè mi consentono una maggiore varietà di intensità di lavoro, eccetera.
E questo lo sapevamo già.
MA
Quello che mi sconfiffera maggiormente è il fatto che devo pensare: io devo mantenere efficace un processo di "smaltimento".
Ora, io sono ignorante come una bestia delle questioni metaboliche, ma le sensazioni le conosco bene, e credo che qui stiamo iniziando a parlare di tecnica di respirazione.
Se "respiro" bene, e con respiro non intendo solo il fatto pneumatico che per esempio ha una sua meccanica specifica nel supporto degli sforzi multiarticolari massimali o paramassimali, ma il fatto organico più complesso che coinvolge l'efficacia del trasporto vascolare che - sempre da ignorante - è sicuramente compromessa da un eccessivo tono muscolare involontario, allora lo smaltimento funziona meglio.
Questo sposta l'obiettivo.
L'obiettivo è mantenere, all'interno di un contesto misto aerobico-anaerobico (in genere piuttosto convulso) la migliore respirazione possibile, legata al minor tono muscolare involontario.
Che è molto, molto simile a quello che propongono i russi (Ryabko, Vasiliev, Komarov, per citare i soliti noti) con le loro tecniche di respirazione, anche se loro non lo applicano allo sport, ma alle faccende militari.
Allora, secondo me bisogna prendere quella base, e trapiantarla in un contesto sportivo, dove tante cose vanno adattate (il contesto qui è molto più specifico e definito), e dove esistono importanti eccezioni da introdurre.
Però quella base tecnica va sicuramente benone come metodo di partenza.
Marokun, sei troppo avanti per me, non ti sto più dietro...
Hahaha.. ma no, lascia stare, è il mio solito trip sulla respirazione, appena vedo una conferma da qualche parte mi reinfervoro come un adepto di una setta voodoo..
In realtà è il solito progetto di adattare la respirazione Systema al judo, che detto in sintesi è: impariamo a lavorare respirando bene e decontratti sempre.
Respirando bene vuol dire: con continuità, senza apnee involontarie, senza vincolare l'espirazione a schemi motori fissi (devo poter partire quando ho l'opportunità, non importa se sto inspirando o espirando), e in base al principio di sufficienza, ovvero regolando gli afflussi in base all'effettiva necessità.
Sulla base di una respirazione corretta poi vai a ridurre il tono involontario dei muscoli e a ridurre lo sforzo percepito, a parità di gesto.
C'è tutto un lavoro apposta, tanta roba.
In realtà è già tutto scritto. La differenza è che il systema è pensato per i militari, ovvero per sforzi e situazioni critiche di durata ignota, e come "stile di vita", per tutelare l'organismo in generale nelle situazioni critiche, per cui imposta le cose in un certo modo che va benone per la salute in generale, ma che ha dei limiti se pretendo di prenderlo tale e quale per una condizione "di picco" e di durata predefinita come un randori+golden score.
Ecco, secondo me bisognerebbe integrare quell'approccio più che altro nel lavoro normale e nei circuiti. Lasciando perdere la forza che ha le sue logiche che sono diverse.
Ecco, ho detto un'altra vaccata.
Mi sono letto il MAV advanced (io sto lavorando sulla "prima" versione e non la mollo, semmai al prossimo giro vediamo) e mi sono beccato questa frase sulla capacità di esprimere grandi tensioni.
Come dire: per muovere un carico posso farlo con una tensione minima, oppure attivando tanta roba apparentemente antagonista, ma che in realtà mi serve a controllare, a mantenere la postura e a allenare la capacità di "dare corrente" ai muscoli.
Ecco, il systema lavora parecchio su questa roba qui, a partire dalla respirazione.
Quindi c'entra anche con la forza... 🙂




