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Un "personal trainer" automatico?
Girando per la rete ho casualmente trovato il sito bodbot.com in cui, specificando il proprio genere, il fine dell'allenamento, dove ci si allena, la propria esperienza ed il tempo e i giorni a disposizione per allenarsi, viene elaborata una scheda di allenamento. Così l'ho messo alla prova e, selezionando come grado di mia esperienza il massimo possibile (ma solo per vedere che ne usciva, ovvio :D), e facendo altrettanto per quanto duramente ho intenzione di allenarmi (non ho ben capito a che serva questo parametro) risulta che io dovrei allenarmi in una maniera più leggera di quanto faccio adesso, che sono ad un livello intermedio... la mia impressione è che come target vi sia un'utenza piuttosto casual, ma potrei sbagliarmi, visto che da quel che ho capito registrandosi è possibile tener memoria dei propri allenamenti e fare anche una qualche specie di periodizzazione. Che ne pensate?
P.S: non ho resistito e ho voluto vedere che ne usciva fuori selezionando "train for sexual health". Ne risulta che, accanto ad esercizi specifici come i kegels (descrizioni ed eventuali video sono visualizzabili semplicemente cliccando sui nomi degli esercizi che appaiono), ci debbano essere tuck planche e trazioni in tuck front lever 😀
In effetti bisognerebbe chiedere al Rocco nazionale. Ricordo che in un'intervista diceva che - a causa delle posizioni a favore di camera - aveva avuto seri problemi a vertebre e costole. E poi si è dovuto rifare le ginocchia.
Ma non c'è boot automatico che tenga: il grosso del lavoro va fatto sui fondamentali, i complementari non devono distrarre, ma compensare. Quindi direi iperestensioni, soprattutto, per salvare la schiena, eventualmente qualcosa per tenere in equilibrio il bicipite femorale, che in effetti è un po' l'escluso di turno.
E poi ovviamente, lavoro specifico sugli estensori del carpo, sempre per bilanciare! 😀
Sinceramente i miei estensori del carpo non sembrano affatto sbilanciati rispetto ai flessori, senza alcun lavoro specifico... mi pare che si accennasse a questo in un articolo che riguardava l'uso della fat bar, qui su Rawtraining, anche se adesso non ricordo bene quale fosse il fenomeno nello specifico. Ad ogni modo, un progetto del genere potrebbe al massimo fornire linee guida su come allenarsi, in virtù dell'individualità dell'allenamento in sé... ma dopotutto potrebbe dare origine a una vera intelligenza artificiale in grado di fare da personal trainer.
hahahaha ciao Follia, scusa scusa, forse era troppo velata
io facevo un non troppo elegante riferimento alle pippe, in tema di sexual health 😀
Cercando di essere più seri...
L'intelligenza artificiale, nel senso di sistema esperto, potrebbe al limite essere costruito, ma dovrebbe essere continuamente alimentato da feedback da parte dell'atleta.
I sistemi esperti, in ogni caso, funzionano fino a un certo punto. Lo si vede bene in medicina.
Possono raccogliere una mole sterminata di algoritmi, e riescono, sulla base dei parametri disponibili, a proporre diagnosi, e eventualmente terapia. MA in genere non vengono usati.
Perchè?
Perchè all'atto pratico sono molto meno sicuri di un medico in carne e ossa, che ha algoritmi e informazioni di ragionamento "apparentemente" molto più limitati, in realtà infinitamente più complessi.
In soldoni: c'è un livello basso, dove i trainer "ti fanno la scheda" e ti mollano, che può essere sostituito da un sistema esperto.
C'è un livello alto (che dovrebbe essere normale) in cui le informazioni che vengono dall'individuo, e il modo del trainer di interpretarle, diventano talmente importanti che nessun sistema esperto potrà mai sostituirle.
Esattamente come un computer non può, e non potrà mai, scrivere un romanzo.
Guarda quelli bravi: Gruzza, Biasci.. cambiano idea ogni tre per due perchè sono sempre in evoluzione, sempre in cerca di miglioramenti. E il prodotto non sono schede, ma indicazioni per l'allenamento, che è molto diverso.
Tutto il tema della tecnica: COME lo fai è più importante di qualsiasi scheda.
E, all'interno della stessa programmazione: che cosa fai oggi dipende da che cosa hai fatto ieri e da come ne stai uscendo..
Poi, piuttosto che chiedere qualunque cosa a quei personaggi che vedo fare le schede dove dico io... meglio un computer!!
Non era mica tanto velata. 😀
Ahahahah, per me lo era 😀
Comunque non sono d'accordo sull'impossibilità da parte di un'intelligenza artificiale di mettere insieme parole di senso compiuto scegliendole in base al significato che intende esprimere e alle emozioni che intende far provare al lettore. Qui entra in gioco la mia visione meccanicista delle cose, secondo la quale tutto ciò che noi possiamo osservare - compresa la nostra stessa mente - può definirsi matematicamente. Ma sono opinioni.
Di fatto un'intelligenza artificiale in grado di svolgere tali mansioni e di evolversi da sé - sperimentando ed imparando come può fare un umano - manderebbe in pensione qualsiasi personal trainer... per assurdo che possa sembrare a taluni non lo vedo come impossibile, seppur si tratta di uno scenario molto, molto futuro... ma comunque futuribile, imho.
Riguardo il "personal trainer" che ho trovato: dipende dagli umani. Sono loro che lo modificano, lo ampliano, lo perfezionano; non può apprendere da sé in base ai risultati di chi si allena secondo quanto propone e che può registrare. Ergo, in quanto "algoritmo stupido" è nettamente inferiore a un umano. Ma son curioso e voglio vedere come si evolverà questo progetto.
Se il tema dell'intelligenza artificiale ti interessa il numero 1 (per quanto mi riguarda) sul tema è il prof. Giuseppe O. Longo, professore Emerito di teoria dell'informazione a Trieste.
http://www2.units.it/giuseppelongo/
Romanziere e attore, oltre che professore di Macchine, ha tradotto i testi di Bateson per l'Italia, e ha scritto una quantità incredibile di testi in materia. L'articolo più specifico sulla scrittura è probabilmente (1998 e) «Può il computer tradurre un romanzo?», Pluriverso, anno III, n. 4, dic 1998, pagg. 85-93;
Pluriverso era una rivista stupenda, diretta da Telmo Pievani.
Il tema dell'articolo non era la scrittura, ma la semplice possibilità teorica di tradurre un romanzo.
A quindici anni di distanza, mentre google-traduttore è diventato una realtà quotidiana, sarebbe interessante andarlo a rivedere. In buona sostanza quel che si vede è che se devo tradurre un testo relativamente banale, il traduttore funziona.
Se devo tradurre testi "densi", come un haiku giapponese, il sistema esperto è irrimediabilmente perduto.
In futuro chissà. 😀
Grazie, il tema mi interessa molto, vedrò di fare qualche ricerca.
Ad ogni modo, a proposito degli haiku, considerate le peculiarità di alcune lingue orientali come il cinese e il giapponese ed i relativi sistemi di scrittura, interpretazioni a più livelli sono possibili.
Effettivamente un algoritmo in grado di interpretare un linguaggio complesso come quello poetico pare assai difficile da realizzare. Ma l'assurdo è che ce lo abbiamo davanti, tutti i giorni. Qualunque umano dotato di capacità cognitive medie e sufficientemente istruito è in grado di interpretare il linguaggio poetico. Ma noi non conosciamo il funzionamento del nostro stesso cervello, né della mente. Tuttavia il semplice fatto di avere simili esempi di algoritmi "intelligenti" - quelli che appunto risiedono nella nostra mente - rende superfluo il discutere della possibilità di realizzare certi progetti, a mio parere. Ecco perché penso che in via teorica sia fattibile un algoritmo che possa tradurre testi complessi come romanzi.
Nel fare ciò vanno comunque ovviamente prese in considerazione le differenze fra le varie lingue; a proposito di giapponese, in quella lingua esistono concetti filosofico-estetici quali quelli di "wabi" e di "sabi", ovviamente assenti nella cultura di qualsiasi altro popolo. Ciò rende impossibile tradurre queste due parole, per esempio. Ma anche senza arrivare a tali estremi, molti termini possono non avere corrispondenti "perfetti" nelle altre lingue, e sta all'abilità del traduttore (umano) trovare il modo di compensare. Tuttavia, ovviamente, gli stessi umani senza esperienza non sono in grado di compensare tali lacune nella corrispondenza dei significati da lingua a lingua. Ecco perché in qualsiasi ambito dell'intelligenza artificiale è indispensabile includere l'apprendimento.
P.S: Belli i libri del professor Longo, li sto vedendo sul suo sito, e "La gerarchia di Ackermann" pare assai interessante 😀
E vedo anche che il tema del transumanesimo è spesso presente nelle sue pubblicazioni!



