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Programmi , schede, metodi
Secondo me è importante non stare a guardare tanto quello che uno fa (è logico che se vendo il kettlebell come strumento per dimagrire e poi ho una panza) ma quello che fanno le persone che lo seguono.
Nel GS infatti in occidente si chiamano gli atleti , quando invece dovremmo chiamare gli allenatori. Però fa più scena uno che ti fa i numeri da circo e poi magari non allena nessuno o solo gente scarsa, che un signore con la panzetta ma che allena fior fiore di campioni.
Ecco se dobbiamo aprire gli occhi dobbiamo aprirli su questo.
Io vorrei che le persone seguissero chi ha cose da dire, non chi fa proclami.
Kettlebell per le arti marziali? Fantastico ma argomenta il perchè. Altrimenti vendi fumo.
Quello che faccio io è poco importante, il TGU ho già smesso di farlo ma quando ho ripreso facevo 20rip di seguito (alternando DX-SX) col 32kg. Due anni fa mi feci male a farlo col bilanciere con 55kg.
Quello che fanno i ragazzi che seguo invece è quello che conta. Da dove sono partiti e dove sono ora.
L'importante è continuare a studiare, perchè c'è così tanto da sapere che non bastano tutti i giorni della vita.
Uno diventa, in Italia, un esperto, un guru, perchè? Perchè ha fatto un corso di 3 giorni 5 anni fa? Perchè si è esercitato mesi per fare una prova?
è facile farsi grandi quando il livello degli altri è zero, se in media nessuno conosce nulla, se io ti dico che i KT aiutano la cuffia dei rotatori chi ha le conoscenze per capire se è vero oppure no?
Il bello è che sono convinto che chi lo dice in Italia non sa neanche origine inserzione dei muscoli della cuffia, non sa neanche la loro innervazione e la loro co-attivazione.
Ma allora di cosa stiamo parlando? Su cosa si basa il fitness, il kettlebell e tutto quello che ci gira attorno?
Ovviamente c'è del buono, già muoversi fa bene, quindi che ben venga chiunque propone del movimento.
PERò QUESTO SITO è UN LIVELLO SUPERIORE, NOI NON CI ACCONTENTIAMO D'ALLENARCI ALLA CAZZO. ABBIAMO FAME E VOGLIAMO IL MASSIMO.
PER QUESTO CERCHIAMO DI CAPIRE L'ESSENZA DELLE COSE. PER QUESTO CERCHIAMO IL CONFRONTO E GUAI A CHI SI SENTE GIà ARRIVATO.
Trovo molto "zen" quello ha detto Ado a proposito della specificità dell'allenamento in base agli anni di pratica, la fine ed il principio coincidono! Naturalmente la differenza è che l'atleta di elite possiede schemi motori così cristallini da potersi permettere di dare realmente il massimo in pochi esercizi.
Personalmente credo che nella programmazione un approccio utile sia quello che va dal globale all'analitico, come ha detto prima Andrea il professionista è colui che cosce la macchina umana e sa gestirla per raggiungere gli obiettivi predeterminati.
Bene, è proprio dai processi base dell'uomo che ha inizio la programmazione; un carico rimane sempre un carico, che sia imposto con una ghiria, un bilanciere o un albero del cocco, può cambiare la forma (e qui ne abbiamo viste di tutti colori) o la possibilità di aumentarne il peso ma quello che fa realmente la differenza è COME lo somministriamo.
Il COME è saper gestire serie,ripetizioni, densità, ritmo in base all'obiettivo prestabilito e ciò richiede delle conoscenze non indifferenti che, a mio avviso, solo la passione ed il confronto posso dare.
E un piacere leggere questo forum.
Tanta roba!!! 😀
Piccola mia pippa mentale:
sono contrario a parlare di ''macchina umana'' (è un termine ormai entrato nel linguaggio comune---grazie anche a quel vecchiaccio di super quark--- non me ne volere AlexAlf,non parlo contro la tua affermazione 😉 )
poichè (e gli ultimi anni soprattutto danno ragione a questa cosa...) quantunque i processi biochimici siano quelli,è moolto influente la psicologia.
E dato che questa può influenzare anche ''la macchina'' .....beh,credo che bisogna rivalutare (o meglio non dimenticare ) questo aspetto,e non darlo per scontato.
L'allenamento mentale (anche per la tecnica) non è da sottovalutare (soprattutto nei periodi di fermo forzato....) .
Inoltre è proprio in gara (e soprattutto nel GS) che questa può dare tanto.....e può togliere tanto.
Infine: allenamenti sfiancanti,che però sono supportati da un obbiettivo ben chiaro e dalla giusta aggressività.....non sono così sfiancanti.
La fatica ed il dolore non viene avvertita allo stesso modo in situazioni differenti a seconda dello spirito del momento.
Cioè ,voglio dire che è si la cascata ormonale che determina l'umore.......ma è vwro anche il contrario.
Un soggetto depresso,o che deve lottare con debiti o problemi e stress quotidiani vari,se non trova dentro la forza e la ''cazzimma'' ,in allenamento (per restare in tema) non avrà quella spinta di cui necessita.
Allo stesso modo una persona fortunata,con pochi problemi impellenti,e che fa un'ottima alimentazione ed integrazione....che dorme ecc.......se non crederà di poter arrivare a ceti risultati.......beh,potrà eccellere in programmazione,alimentazione ecc....ma non farà risultato probabilmente,o darà sempre meno del suo potenziale.
Per questo parlare di macchina sia un abitudine (indottrinamento a dire il vero) malsano,che ''lega'' a schemi troppo rigidi (è da qui che viene il terrore del catabolismo come se in 10 minuti evaporassero chili di muscoli... haahhhaahhaah ).
Nella programmazione cmq credo sia importante anche l'elasticità.....poichè è la norma dover aggiornare tabelle e schemi a causa di interventi esterni,infortuni,cazzi vari ecc.
Pis&Lov
è vero Alex,
ammetto che è stato un mio errore, ormai è dato per certo che il fattore limitante nella prestazione d'elite è proprio l'attitudine!
Il fattore umore\fiducia dovrebbe avere un ruolo centrale nella programmazione.
Tempo fa un mio collega allenatore di una squadra di allievi mi chiese un protocollo di programmazione per... aumentare la fiducia dei giocatori! fu una bella sfida, obiettivi a medio\lungo termine, esercizi complementari e poca valutazione (spesso la valutazione viene avvertita come qualcosa di negativo e abbassa l'umore dell'atleta); alla fine i ragazzi (classe '96) erano più decisi nelle azioni e gestivano meglio la pressione.
Spero che prima o poi facciano qualche studio serio sull'attitudine per inserirlo tra gli obiettivi insieme alle solite capacità condizionali.



