La proteina della forza S.P.A.R.C.

di Stefano Morini

stefanomorini

Coach Stefano Morini. Dottore in scienze e tecnologie del fitness e dei prodotti della salute.
Personal trainer e preparatore atletico pluricertificato, Allenatore Fipl (2010-11-12)
Coach della SM POWER TEAM di raw powerlifting di Ancona.

7 commenti
deadboy dice:

Articolo interessante. Confesso che prima ancora di leggerlo sono andato nel basso della pagina per vedere se beccavo il nome dell’alimento che mi avrebbe potuto fornire una buona quantità di SPARC a prezzo zero. Ma niente, non ce n’é, magari tra 10 anni qualcuno lo infilerà tra i componenti di un integratore.
Tra 20, invece, avremo tutti un chip sottocutaneo che ci permetterà di stimolare e regolare automaticamente la produzione di sostanze chimiche vantaggiose per il nostro organismo, sulla base di profili predefiniti (powerlifter, tronista, operatore Gamma, bella figa, ecc.), perciò potremo produrre tutta la SPARC che ci pare. 🙂
Sull’ultima parte dell’articolo avrei da ridire. Anche ammesso che si dimostri l’efficacia di tale proteina ai fini della rimodellazione del sistema osseo-cartilagineo, resta il fatto che non si può utilizzare il sollevamento pesi per curare un dodicenne affetto da grave scoliosi e tutta una serie di scompensi muscolari derivanti da questa. Quindi se un domani questa proteina venisse sintetizzata artificialmente, in soggetti con determinate patologie la sua somministrazione dovrebbe essere comunque accompagnata da un’attività fisica come il nuoto, che nel tempo ha dimostrato la sua efficacia ai fini riabilitativi. Prima gli raddrizzi la schiena e poi gli fai fare squat.

Coach Morini dice:

deadboy,
giusti e interessanti spunti ma la sparc non è una proteina da assumere ma da rilevare, ossia rappresenta, almeno per ora, un marker per certi parametri fisiologici del nostro organismo, e che ovviamente va approfondita.
L’articolo inoltre vuole solo dimostrare che spesso ciò che diamo per scontato così scontato non è, e la sparc sembra confermarlo.
Per quanto riguarda il “dodicenne” affetto da scoliosi, giusta la tua affermazione, ma piuttosto ovvia, almeno per quanto mi riguarda, anche se su questo argomento ci sarebbero da spendere più di una parola.
saluti.

Dr.Morini Stefano

deadboy dice:

Eh, l’ho capito che non è una sostanza da assumere, ma la ricerca alla fine punta a trovare anche un metodo per facilitare o stimolare la produzione di determinate sostanze dell’organismo, se queste servono (qualunque ne sia lo scopo). Quindi alla fine della giostra la ricerca punterà anche a trovare un modo per sintetizzare artificialmente queste sostanze, se possibile, e trarne profitto (sul piano medico ed economico).
Il mio salto a 20 anni da oggi era chiaramente una battuta.
Sulla seconda parte, invece, mi interesserebbe sentirne di più, un approfondimento. Perché se alla fine il prosieguo degli studi in materia confermerà che effettivamente l’allenamento della forza conduce ad una maggiore produzione di questa proteina e che questa risulta particolarmente efficace (o più efficace di altro) nella “rimodellazione del sistema osseo-cartilagineo”, resta il fatto che, o si arriva a sintetizzare questa proteina e produrla artificialmente, o a stimolarla in un modo alternativo a quello dell’allenamento per la forza, oppure i soggetti che a causa delle loro condizioni fisiche non possono sostenere un allenamento per la forza non ne potranno beneficiare. Da qui l’esempio del dodicenne. Chiaro che è un esempio di scuola, ma si tratta di una condizione che preclude l’allenamento per la forza “tradizionale” e richiede invece ginnastica posturale, nuoto e magari busto correttivo.
Questo per dire che con riguardo a soggetti di questo tipo (si potrebbero fare altri esempi diversi dalla scoliosi e con soggetti adulti o anziani), l’allenamento per la forza non potrebbe sostituire una disciplina come il nuoto o la fisioterapia. Vi si potrebbe ricorrere in un momento successivo per alcuni.
E visto che qui si prendono in esame la produzione e gli effetti di questa proteina in relazione all’allenamento per la forza, mi sembrava un intervento corretto.
Comunque che la marcia fosse portata ad esempio di sport salutare mi suona del tutto nuovo. Nessuna polemica eh, ma è la prima volta che lo sento dire. 🙂

adogruzzaq dice:

Ciao Stefano.

Innanzi tutto complimenti per la chiarezza espositiva e per i recenti risultati in gara.

Premettendo che l’articolo è molto ben fatto ed è uno dei pochissimi che ho letto fino in fondo recentemente, qualche dubbio (non polemico) ce l’ho pure io.

Se scopriamo che da un allenamento di bodybuiling (perchè dallo schema che hai sviluppato tu si evince tutto tranne che un allenamento della forza) si stimoli una proteina XY e che questa abbia effetti positivi sulle strutture cartilaginee (semplifico) non possiamo trarre che i complementari fatti in maniera morbida ad alte ripetizioni NON abbiano un risvolto benefico sul sistema articolare.

Per due motivi essenzialmente:

il primo è che questo è UNO dei centinaia di fattori messi in gioco. Sei abbastanza preparato da sapere che le realtà accademiche non sono realtà reali nel nostro campo.

Il secondo è che quella pratica è usata da anni e funziona. Il lavoro muscolare blando, di irrorazione sangue, sicuramente da sensazioni benefiche all’atleta. Se hai a che fare con atleti di alto livello te lo potranno confermare.
Cinesi e Russi adottano questo approccio (che potrebbe essere anche errato, però di certo non per l’esistenza di una proteina che forse ha effetti XY su YX) perchè nel tempo hanno imparato, hanno avuto feedback dagli atleti, hanno provato con e senza.
Credo che i complementari non siano la cosa più importante per i risultati di un atleta, e da tempo immemore dico che sull’ipertrofia si sono fatte analisi troppo superficiali.
Ho però la sensazione che la risposta non stia e non sarà mai in una nuova (o vecchia) scoperta accademica.
Sono piuttosto che le accademie che devono spiegarci perchè quello che fanno i cinesi funziona. Non so se mi spiego.
Per questo userei molta cautela nel passare da una osservazione scientifica ad un fatto pratico.

Poi possiamo anche smettere di fare complementari, però questo è un altro discorso.

Ti ripeto, nessun intento polemico, anzi, spendo tempo a risponderti perchè trovo il tuo lavoro molto interessante.

Un caro saluto.

deadboy dice:

Oltre che essere lontano dall’allenamento per la forza, il volume e lo schema seguito dai soggetti utilizzati per la ricerca mi sembra lontano anche dagli schemi del body building. Non si conosce il numero dei soggetti e mancano, almeno nella sintesi che se ne fa nell’articolo pubblicato qui, tutta una serie di parametri che sarebbe stato utile prendere in considerazione in un simile esame e che non sappiamo, per lo meno noi che leggiamo solo questo articolo, se sono stati valutati (carichi, intensità, set di riscaldamento, dieta, diversità fisiche tra i soggetti, ecc.).
Sarebbe stato meglio svolgere la comparazione su due gruppi diversi, allenandoli con uno schema diverso, oppure usare lo stesso gruppo ma facendogli fare due schemi diversi, intervallati da un certo periodo di riposo. Fatto così come descritto in questa breve sintesi i risultati di quel test potrebbero anche essere stati in parte influenzati da fattori diversi dall’impiego dei sovraccarichi, che noi non possiamo conoscere.
Quindi prenderei quella ricerca con le pinze, soprattutto se il materiale informativo a disposizione sulla correlazione tra l’allenamento con i sovraccarichi e la produzione di questa proteina si limita al solo articolo menzionato nella bibliografia. Un po’ pochino sinceramente.
In attesa di ulteriori ricerche in materia avrebbe più senso andare a guardarsi le ricerche fatte in merito agli infortuni in ambito di sollevamento pesi (se ce ne sono) e vedere quale nazionale ne ha sofferto di meno e in che anni, per poi andare a studiare i loro metodi di allenamento. Magari i cinesi mettono molta attenzione sui complementari ad alte ripetizioni perché nel tempo hanno scoperto che il ritorno ipertrofico gli garantisce minori possibilità di infortuni.

Coach Morini dice:

Un salutone per Ado.
Ambedue le repliche sono pertinenti e credo che abbiano colto lo spirito dell’ articolo.
Giusta anche la questione dello schema allenante che ho cercato di interpretare dallo studio, e infatti nell’articolo affermo che andrebbe rifatto meglio.
Tuttavia ritengo interessanti gli spunti ottenuti e credo altresi che siano solo un punto di inizio per approfondire queste tematiche.
Saluti.

Coach Morini dice:

Il concetto di forza in questo studio è un po troppo generico non c’è dubbio, ma è piu che altro riferito al fatto che i soggetti sottoposti agli allenamenti non hanno a che fare con esercitazioni di durata e quindi piu riconducibili ad un lavoro di resistenza muscolare, per questo si usa il termine forza, cosi tra l’altro il titolo dell’articolo cita. Lo schema che ho scritto nell’articolo è una sorta di interpretazione di quello che i ricercatori hanno somministrato ai partecipanti, tra l’altro nell’articolo è riportato esplicitamente che i soggetti sono stati invitati a spinegre al massimo nel raggiungimento delle ripetizioni massime ottenibili con un carico “X”. Ribadisco ancora una volta che lo studio in questione è pieno di “zone grige” ossia criticabili, ma il fatto che sia uno studio di proteomica svolto parallelamente in vivo ed in vitro con tessuti ottenuti da donatori, credo abbia focalizzato quasi tutta l’attenzione alla scoperta di determinate proteine, e da questo punto di vista lo studio è stato positivo.
Resto quindi dell’opinione che si abbia toccato solo la punta dell’iceberg e che si tratta di argomentazioni che potrebbero, almeno sulla carta, cambiare il punto di vista su molte questioni.

Tornando al dubbio sollevato da deadboy, ribadisco che è innegabile quello che sostiene circa il “dodicenne scoliotico” ma piu che altro nell’ articolo mi riferivo a patologie quali osteoporosi, osteopenia, sarcopenia ecc. dove ancora oggi, e questo è innegabile, vengono consigliate per lo più esercitazioni quali nuoto, corsa, pilates e ho sentito con le mie orecchie anche la marcia, ma prendila pure con il beneficio dell’inventario, dove il principio di sovraccarico utilissimo ai fini del rimodellamento osseo è minimo. Ritengo altresi che ad esempio avvicinarsi, magari con progressione e personalizzazione, ad un lavoro simile a quello proposto dallo studio potrebbe essere molto più utile.
Per quanto riguarda la questione dei complementari usati ad esempio dai sollevatori cinesi, beh che dire, il buon Ado insegna, e quello che sostiene è innegabile.
Come sappiamo la scuola cinese punta molto sul “volume di qualita'”, passatemi il termine, ossia molto lavoro tecnico, pesi medio/alti, angolazioni diverse e forza quasi aspecifica, tutto cio probabilmente restituisce quel famoso ritorno ipertrofico utile ad evitare numerosi infortuni, tutto condivisibile, ma forse ragionando esclusivamente dal punto di vista del rimodellamento osseo,cartilagineo, tendineo, tutto quel lavoro potrebbe essere anche superfluo al di la del feedback degli atleti, ma questo è solo un dubbio che mi sorge.
Concludendo comunque mi piace anche sottolineare la potenzialità di questa nuova proteina prodotta a livello muscolare, come “marker” per poter determinare la bontà della somministrazione dell’esercizio fisico, potendo magari valutarne il volume, l’intensità o addirittura il recupero, staremo a vedere solo il tempo ce lo dirà.
Saluti.

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