Il sistema coniugato

di Louie Simmons

5 commenti
RednBastard dice:

Riporto il commento che avevo lasciato sul blog.

Lessi questo articolo la prima volta su consiglio di Silent qualche annetto fa. Ricordo ancora il momento e il luogo in cui feci la prima lettura (già perché lo lessi più volte). Era la conferma che quello che pensavo da anni sull’allenamento era corretto. Ai tempi non parlavamo ancora di RT, ma le nostre idee cominciavano a prendere sempre più forma verso quel lido. Pensate, il venerato Simmons ci stava dicendo: siete sulla buona strada!
Questo articolo è una pietra miliare della mia formazione, ma anche e soprattutto una pietra importantissima della nostra disciplina.

Matt Wenning dice: “Siamo sempre alla ricerca dei nostri punti deboli. Ci alleniamo sempre per demolirli. I nostri punti deboli dettano la scelta del nostro lavoro complementare e le scelte delle nostre sessioni Max effort. Noi lavoriamo su ciò che non abbiamo, mentre manteniamo i nostri livelli di forza.“

Umili, onesti, concentrati e determinati nel distruggere i nostri limiti. Noi siamo l’avversario da battere. Noi siamo rawer!

Roronoacilla dice:

Avrei una domanda sul westside:
in questo metodo, gli esercizi variano molto spesso, personalmente tengo gli stessi esercizi per 3 microcicli (2 di carico + 1 di scarico).
Che ne pensate del mio approccio ?

Silent dice:

@Roronoacilla: il tasso di variazione degli esericizi dominanti delle sessioni Max Effort dipende da numerosi fattori tra i quali:
– esperienza di allenamento (più sei esperto, maggiore è la necessità del tasso di variazione per via degli adattamenti neuromuscolari. In pratica si tratta di lavorare di cesello, sulla finezza dei particolari quando l’atleta ha quasi raggiunto il proprio potenziale: poiché si lavora sempre quasi al limite, la variazione dovrebbe permettere al sistema nervoso di non sovra-affaticarsi eccessivamente. Un atleta relativamente inesperto potrà permettersi di esplorare lo stesso esercizio per più tempo senza correre il rischio di stagnazione.
– il tipo di programmazione seguita e soprattutto il punto del macroblocco nel quale si eseguono sessioni ME. Si parla sempre di sviluppo della forza massimale. Il tasso di variazione incide sia sul livello di affaticamento relativo (la sessione, il microblocco), sia su quello generale (dove si è nella propria programmazione). Ovviamente incide anche sul tasso di affaticamento sia locale che sistemico. La variazione permette di calibrare meglio i periodi di recupero cercando di minimizzare il tasso di affaticamento.
Detto questo la tua scelta è ottima. Atleti che hanno la necessità di variare ad ogni sessione l’esercizio dominante sono davvero pochi, super agonisti che si stanno preparando a qualche evento.

Roronoacilla dice:

Concordo con te Silent, inoltre avevo preso spunto da dei vostri articoli sul blog e sul sito di IronPaolo 🙂

Sono molto incuriosito dall’uso degli allenamenti impostati sullo sforzo dinamico. Non ho ben compreso una cosa: l’esplosività massima del movimento deve essere raggiunta solo durante la fase concentrica o anche durante quella eccentrica del movimento?

Lascia un commento