Allenamento della forza negli Sport da Combattimento: tra principi, miti e realtà

di lenny bottai

mangusta77

Lenny Bottai - Livorno 1977.
Pugile professionista in attività.
Camp. Internazionale IBO 2009
Camp. italiano 2010
Camp. Internazionale IBF 2011
Camp. Del mediterraneo Wbc 2012
Camp. intercontinentale IBF 2014
Semifinalista mondiale pesi superwelter professionisti 2014
Campione d'Italia 2016
Tecnico Fpi di pugilato. Preparatore atletico per SDC
Collaboratore gruppo docenti Uipasc (unione italiani preparatori sport da combattimento).

13 commenti

Articolo davvero denso di concetti, sia a livello teorico sulle varie scuole di pensiero riguardo la preparazione atletica, sia anche sul classico armamentario di usi costumi tradizione e leggende metropolitane che persistono tenacemente nel variegato mondo degli Sport da Combattimento.
Lo ritengo un ottima summa di alcune tra le idee classiche sulla preparazione atletica di forza e potenza che il blocco sovietico ha partorito negli ultimi decenni, e che lo rendono ancora una sorta di eden per quanto riguarda questo genere di studi.
Se non altro dovrebbe darci l’idea, da un lato della estrema complessità delle idee e metodi riguardo lo sviluppo di queste capacità, e dall’altro della grande importanza che deve essere affidata alla messa in pratica e alla personalizzazione di queste idee.
Concludendo vorrei lanciare una riflessione. Considerando che tutti gli autori sopra citati hanno pensato e teorizzato le loro idee avendo sempre come riferimento alcuni sport specifici, quanto sono applicabili agli Sport da Combattimento?
Mi spiego meglio. Visto che tutti i testi sopra citati prendono come riferimento e si volgono agli sport dell’atletica leggera e pesante, sono trasferibili in toto negli SDC?
Quanto di essi è preparazione atletica generale e quanto è specifica per le loro discipline?
Non potrebbe esserci il rischio, sotto l’ombrello protettivo dell’”ipse dixit” di aristotelica memoria, di una mera e fedele copiatura di metodi che non sono efficaci od efficienti negli SDC?

Lorenzo Mosca

Massimo Massimo dice:

Ottimo articolo 😉
Provo a dire la mia riguardo al quesito sollevato da manipulus mosca. Io penso che l’ articolo non volesse incitare minimamente ad una mera e fedele copiatura ma tutt’altro… stimolare la ricerca di un giusto equilibro tra teoria ed esperienza sul campo, mantenendo un caposaldo: la forza si allena in modo aspecifico e con cura estrema della tecnica, altrimenti meglio lasciar perdere. Che poi per un combattente ci siano altri aspetti da considerare, forse anche più importanti, ok… che l’ allenamento specifico sia la cosa più importante è indiscusso… Però nel momento in cui il titolo è “allenamento della FORZA negli sdc”, mi sembra che , vista anche la premessa, l’argomentazione sia più che condivisibile.

esoognoM dice:

Ciao anzitutto grazie per lo spunto interessante e per il commento positivo.
Ti vorrei però far notare, che sia Verchoshansky che Bompa, nei loro testi e nei loro programmi parlano sia di lotta che di pugilato. Ovviamente non di discipline più giovani almeno dal punto di vista non di nascita ma della diffusione. Tuttavia sono adattabili a queste.
Però è anche vero che quello che fai notare, cioè che per la maggior parte dei lavori è reale tappa aspecifica, quindi anche il feedback che ne possiamo e dobbiamo ricercare è aspecifico.
Secondo me bisogna partire dal presupposto che migliorare una qualsiasi qualità atletica in generale porta ad un miglioramento dell’atleta, quindi della prestazione.
Attenzione però, noi parliamo di prestazione dal punto di vista atletico, sul ring va la situazione, quindi la tattica e la strategia. Il rendimento atletico è valido solo se in funzione di questa.
Poi sulla forza va anche fatto un inciso doveroso, che è quello che riguarda il citato contrasto tra forza massimale e forza specifica o esplosiva. Diversi autori e diverse ricerche confermano che non sempre nel miglioramento di un gesto che richiede forza esplosiva sia direttamente collegabile un aumento di forza.
In una ricerca che ho recentemente letto ad esempio fatta sul salto si scopriva che il lavoro con i sovraccarichi migliorava il salto verticale di un atleta del 10%, tuttavia nel rilevamento con una pedana dinamometrica si scopriva che l’impiego di forza era minore di quello precedente, cioè fatto prima della programmazione di forza.
Secondo la convinzione data da questa ricerca, l’atleta guadagnava coordinazione Intermuscolare, di conseguenza e economizzava il gesto pur migliorandolo.
Come detto però, ci sono anche illustri che partono da presupposti opposti.
Io penso che la cosa fondamentale sia sperimentare e vedere la soggettività. Tuttavia far questo seguendo delle linee ben precise.

Flavio Flavio dice:

Complimenti per l’articolo Lenny,concordo sul fatto che ci sia molta ingnoranza in materia e che, specie nelle palestre “commerciali” si sentono continue bestemmie sugli allenamenti di cui sopra.Il problema almeno per quanto riguarda il sottoscritto è che non esistono dei protocolli di allenamento specifici per quanto rigurda l’allenamento della forza in correlazione sia con la disciplina specifica (in questo caso parliamo di pugiato, ero con te questo autunno ad Assisi) sia per quanto rigurda il loro inserimento con l’avvicinarsi delle gare.Io personalmente da qualche mese sto leggendo anzi studiando il libro “L’allenamento ottimale” volevo sapere se lo conoscevi e nel caso tu lo avessi letto che ne pensavi.

esoognoM dice:

Ciao Flavio, anzitutto grazie per l’apprezzamento, ovviamente, in ricordo di Assisi, puoi capire direttamente alcuni passaggi del testo ma più che altro la motivazione centrale.
Cioè, il fatto che spesso, non si rileva l’essenza delle metodologie e dei programmi e si induce a fare senza criterio, anche dall’alto.
In merito alla tua domanda anzitutto, come detto anche sopra, ti invito a leggere sia Bompa che Verchoshansky, entrambi parlano di boxe. Anche se non con ruoli centrali.
In ogni caso, io credo che essendo la questione della forza, una questione aspecifica, in maniera aspecifica la dobbiamo trattare, decodificare ed applicare.
Mi spiego meglio. Fatta la scelta di come, dove e quanto inserire in una programmazione la forza, non puoi sperare di trovare un programma di forza per la boxe. Ma un programma di forza e basta. Quindi la applicherai al programma che fai.
Ovviamente, quando parliamo di programmazione nel nostro sport è questione complicata, ci ho fatto il precedente pezzo (suddiviso in due parti) sempre qui su RT.
Se prepari un ragazzo per un evento X di cui sai la data, hai delle scelte da fare e le segui, cercando di avere un picco per quella data (come detto ed elencato qui, si possono scegliere diversi presupposti…). Se invece alleni un gruppo, e non hai date precise, la questione rientra un po come negli sport di squadra dove il periodo competitivo è lungo. Quindi, a mio avviso, ruoterai diversi aspetti.
Ovviamente, continuo a dire, lavorando la forza in maniera aspecifica.
(spero di aver capito e risposto bene…)
ti saluto

Daxbjj Daxbjj dice:

Ciao Lenny complimenti ottimo articolo! Un chiarimento: come fai a scegliere le metodologie più idonee al tipo di SDC, mi spiego, come fai a ritenere una metodologia più idonea a un sport di striking rispetto ad un altra meglio affiancabile a un sport di grappling?
Praticando Bjj sarei personalmente interessato su come affiancare al meglio metodologie utili!
Un saluto

esoognoM dice:

Ciao, Anzitutto grazie per l’apprezzamento.
Senti, la soggettività è tutto!
Anche nello stesso sport. Nel senso che non devi far altro che sperimentare e vedere con quale di queste ti esprimi meglio. Io però ti dico che sinceramente in genere il tutto è legato alla questione degli sport di percussione, cioè al contrasto tra forza e rapidità, chiamiamola ignorantemente scioltezza. C’è chi difatti, si trova meglio a periodizzare lasciando la parte finale al dinamico, proprio per questo.
Non sono il più esperto nel campo, ma credo che negli sport dove ci sono le prese, quindi un tempo di contatto e capacità di esprimere più forza massimale nei gesti, lascerei una buona programmazione della forza, con carichi alti e verso il finale ridurrei solo il buffer mantenendo sempre alti i carichi. Oppure in maniera parallela come avviene nel coniugato. Dove ci sono le percussioni, alcuni si trovano meglio a lasciare il periodo finale solo per i lavori di potenza o forza veloce.

Flavio Flavio dice:

Grazie mille x la cortese risposta Lenny,appena finisco di leggere/studiare “l’allenamento ottimale” (che consiglio a tutti),leggerò i testi che hai citato.

lollosnake lollosnake dice:

ciao molto piacere mi chiamo lorenzo, complimenti davvero per l’articolo! arrivo subito al dunque, cercando di stravolgere un po’ le cose… è davvero così importante l’allenamento della forza in uno sport da combattimento di soli colpi? (l’mma e la lotta so malapena cosa siano ma immagino che la forza abbia una maggiore importanza). ho letto il libro di ado gruzza, il metodo distribuito, e mi è rimasto particolarmente impresso quando faceva la semplice osservazione che un pesista se ne frega “della massa”, non la ricerca attraverso un programma classico di bodybuilding, ma è grosso e muscoloso lo stesso. e volevo fare un osservazione simile: per qualche mese ho praticato la muay thai in thailandia, dove l’allenamento è grossomodo standard in tutta la nazione (ho anche appena scritto un breve articolo sul mio nuovo blog a riguardo se vuoi buttarci un occhio https://muayblog.wordpress.com/2014/11/05/l-allenamento-di-muay-thai-in-thailandia/ ) e si può ben notare che la forza non viene proprio allenata. si fanno solamente svariate serie di piegamenti sui pugni a braccia strette, ma “un po’ molto alla c..” e tantissimi sit up ed eventualmente qualche trazione, ma non gli viene data particolare importanza. la preparazione atletica consiste nel correre circa 15km tutti i giorni e tantissimo lavoro specifico. niente forza, eppure poi sul ring avendo la giusta tecnica hanno anche i colpi potenti! chissà magari se allenassero la forza sarebbero ancora più efficaci, però questo è per dire che secondo me la tecnica è di gran lunga più importante che della forza fisica in sè, basti pensare che se dai un pugno e il busto spinge da tutt’altra parte rispetto al bersaglio, tutta la forza andrà dall’altra parte!

esoognoM dice:

Ciao, anzitutto grazie per il contributo alla discussione.
Senti, il tema e gli esempi che poni sono classici nel nostro ambiente. È più o meno, quella che si può definire una linea di difesa usuale di chi sostiene il vecchio (inteso come approccio e metodologia) nei confronti del nuovo.
Ma bisogna conoscere ed analizzare bene il contesto nel quale si opera, e soprattutto porsi do fronte all’esigenza di costruire un atleta dall’età più malleabile fino alla maturità fisica e tecnica.
Questi sono aspetti che solamente chi è dentro i nostri sport può comprendere a fondo, Ado, pozzo di sapere in termini di pesi e forza, ragiona ovviamente da chi lavora ed insegna nel suo ma non nel nostro campo e consiglia, magari giustamente vista l’inflazione di persone che con un back squat pensano di diventare chissá chi, che il fulcro di una programmazione è altrove.
Il che se giusto, non va dimenticato che non ci deve distogliere dall’importanza,appunto, di costruire non un pugile, un kicker o altro, ma prima di tutto un atleta che sappia fare e rispondere a tutto. Altrimenti il cosiddetto “stallo” è dietro l’angolo.
Gli esempi che citi, come la Tailandia è il Mexico per la boxe, non fanno testo.
Ci sono luoghi dove si emerge per qualità ed altri per quantità. Qui da noi, emergi per qualità, nel senso che se alleni devi tirare fuori il meglio di ciò che hai da li. In palestra se hai 5 ragazzi che ti seguono da 12 a 20 anni è grasso che cola. Poi uno smette, uno si fidanza, l’altro diventa manovale e lo sport finisce li.
Non hai opzione di scelta. Devi migliorarli tutti, in tutti gli aspetti, con tutte le annesse lacune di una società povera in termini di educazione fisica sin dalla scuola, e poi giocartela. Non hai la possibilità dell’allenatore messicano o tailandese di scegliere il meglio tra i meglio dell’orda di piccoli prospect.
In posti come Tailandia e Mexico hanno 40 bambini che a 15 anni hanno fatto 50 incontri. Da noi a 15 la mamma ti domanda se è il caso che fa sparring o meno.
Faccio analisi di contesto, non giudico ma analizzo.
Laggiù 25 smettono a 18 anni segnati dalle battaglie, i rimanenti, sono quello che sono (cyborg) che leggono le situazioni di ring come un topolino e tra i tanti hanno un patrimonio genetico eccellente. È un dato di fatto. Materialismo applicato, sociologia, pragmatismo sportivo, chiamalo come vuoi. Da noi questo succede col calcio. Ti faccio un esempio classico che calza.
Tra 30 bimbi bravi nel calcio, in Italia si sceglie i 10 dotati fisicamente e tecnicamente. Perché si può fare. Se eri in Danimarca, di bimbi ne avevi 10. Di questi 3 erano dotati tecnicamente e non fisicamente e 2 viceversa. Dopo anni di lavoro a te rimane un solo bravo bimbo, dotato tecnicamente, carente fisicamente. Quindi, o ci lavori o sei fottuto.
Invece dovendo lavorare sulla quantità sei costretto a tentare di migliorare i parametri tecnici e fisici nei rispettivi gruppi, e quando te ne rimane uno, lavorare e comprendere (adattarti) come poter migliorare lui. Forse eticamente anche più giusto (opinione personale)….

esoognoM dice:

….La preparazione atletica è una componente parallela a quella tecnica, non deve entrare in conflitto, sovrastarla, ma neppure finire in secondo piano. Questo per massimizzare le possibilità dello stesso atleta di riuscire in ciò che spera.
Ma sul ring va la situazione, la preparazione è un mezzo per applicare meglio la tattica e la strategia. All’interno di queste componenti la situazione del combattimento impera sempre. Non mi meraviglio che in quei paesi non fanno pesi. Del resto corrono ogni mattina per fare “fiato” quando da decine di anni si è scoperto che il consumo di ossigeno è specifico, e con la corsa non lo condizioni quanto con altro.
In certe situazioni, le tradizioni vincono anche sulla ragione, ma a fare da padrone non è quello, ma la mole di aderenti ad una disciplina. A riprova di ciò, i campioni di quei paesi, quando diventano campioni (esempi del mio sport Pacquiao, Chavez jr…) spesso si affidano a S&C coach come Ariza o altri, che non li fanno correre per fare fiato, ma utilizzano le stesse metodologie che conosciamo.
Ho amici che vivono a NY e si allenano in Gleason’s, se ti racconto che allenamenti fanno, ti metti a ridere. Ma li, e la quantità che fa tutto, se non emergi tu, emerge il prossimo, pazienza, questione di tempo.
Se hai 200 professionisti in palestra puoi allenare anche alla cazzo di cane, qui, se va bene ne hai 2/3 per fare sparring nel giro di 300km. E sei privilegiato.
Tornando al Messico, se pensi che possa dire inesattezze, ti dico che Marquez, 5 volte campione del mondo in diverse categorie,è convinto dal proprio allenatore Beristain a bere le sue urine a fine allenamento per reintegrare quanto perso.
Se parto dal presupposto che ha vinto 5 titoli, che faccio?
Faccio diventare la palestra un club di feticisti?
Quindi, molto probabilmente laddove non hanno grande cultura della programmazione emergono per altro, per un contesto sociale diverso. Per un attitudine diversa. Perché gli SDC sono sport di situazione. Laddove la programmazione è necessaria ed ha un diretto feedback di gara (sport olimpici di prestazione) tutti gli allenatori “guru” che fanno bere piscio sono estinti.
Non a caso, è raro che negli stessi contesti, emergano grandi mole di atleti in sport di prestazione. Non sapendo come si programma, escluse eccezioni ovvie parlo del “generale”, manca una percezione della necessità di farlo e non vi sono grandi numeri di atleti che emergono in discipline affini alla prestazione.
Saluti Lenny

lollosnake lollosnake dice:

Cacchio grazie mille per la disponibilità hai scritto un altro articolo 🙂 sei molto preparato! Comunque concordo pienamente in tutto. È così. E però a maggior ragione dovrebbe far riflettere appunto sull’importanza di essere bravi tecnicamente e strategicamente, e dedicarci molta attenzione nell’allenamento anche un pò a discapito della preparazione atletica. [Secondo me]. E in fondo io amo le cose alla vecchia maniera, quando il tuo maestro thailandese dopo un incontro ti fa bere succo di aloe per fare tanta cacca in modo da guarire le botte, fai volentieri finta di crederci 🙂 comunque potresti gentilmente mettere un link di un qualche articolo su ciò che hai detto riguardo la corsa? Perchè in effetti anche soprattutto per esperienza personale, te ne rendi proprio conto che è “il fiato” che fai facendo i colpitori o sacco ad alta intensità quello che realmente ti serve, però ero anche sicuro che una buona capacità aerobica di base ci voglia, come per esempio scritto nell articolo su project invictus di alain riccaldi se “correre serve a un praticante di sdc?” Poi certo, correre 8km due volte al giorno, 6 su 7 serve fino a un certo punto, e a quel punto si potrebbe ben sostituire ad esempio con l’allenamento della forza! Grazie mille e in bocca al lupo per i prossimi incontri!
lorenzo

esoognoM dice:

Ciao Lorenzo, ci mancherebbe, mi sembra il minimo che scrivendo un articolo, quando si riceve attenzione bisogna sempre confrontarsi.
Guarda non sono assolutamente un “demonizzatore” della corsa, anzi, tuttavia è palese ricerca di molti anni fa, se non sbaglio della HFL (sezione di Harvard che si occupava di questo) che il consumo aerobico è assolutamente specifico. Comunque, ovviamente, sai bene e come dice lo stesso e preparatissimo Alain, che il generale, poi necessità dello specifico, in tutti gli aspetti. Quindi, non vuol dire che non devi correre, anzi, ma che tutto quello che costruisci in maniera aspecifica, lo devi poi tradurre sul ring.
Come la Thai anche la boxe vive di vecchi personaggi dal sapore magico, tuttavia, bisogna avere una coscienza più ampia oggi, per saper coniugare l’esperienza diretta di questi totem della tecnica, della tattica e della strategia, alla scienza del movimento, che non passa dai miti che (purtroppo) spesso ci vogliono far ingoiare, ma dalla realtà scientifica.
Un saluto e crepi il lupo!

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