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Aerobico vs Anaerobico Lattacido: Efficienza vs Efficacia

Aerobico vs Anaerobico Lattacido: Efficienza vs Efficacia

Esordisco su RawTraining dando il mio contributo alla preparazione atletica negli sport da combattimento. Prendo spunto dagli articoli di Alan Riccaldi e dalla interessante discussione scaturita intorno alla questione dei sistemi energetici interessati e su quale sia quello principale (gli articoli e la discussione successiva li trovate qui e qui).

Classificazione degli Sport da Combattimento

Gli Sport da Combattimento vengono classificati in diversi modi. Se prendiamo come riferimento il sistema energetico prevalentemente utilizzato vengono definiti come sport aerobici-anaerobici alternati.

Se guardiamo invece al modello di prestazione, vengono definiti come sport di situazione, ossia in cui non si possono conoscere con assoluta certezza né lo svolgersi sequenziale delle azioni e degli eventi, né tantomeno il ritmo dell'incontro, né soprattutto l'interazione tra i due stili di combattimento a che match darà vita.
Quindi gli sport da combattimento sono sport di situazione in cui vengono utilizzati il sistema aerobico e quello anaerobico. In questa doppia classificazione vi è da un lato tutto il succo del problema e dall'altro nascono tutte le diatribe esposte sopra.

Peculiarità degli Sport da Combattimento

Nell'allenamento per una data disciplina dobbiamo avere sempre come riferimento la prestazione sportiva ma, poiché questa prestazione è "situazionale", non possiamo prevendere con certezza né il sistema energetico prevalente né tantomeno la sequenza dei movimenti e delle tecniche più adeguate da effettuare e quindi su cui concentrarci.
Chi ha esperienza di combattimento sa perfettamente che vi sono match in cui l'altissimo ritmo imposto dalle situazioni ha prodotto una stanchezza talmente elevata da sfinire completamente l'atleta, altri invece in cui situazioni diverse hanno imposto pochi picchi di intensità con una media di ritmo più contenuta.

Quindi ogni match fa storia a sé, e con assoluta certezza non possiamo prevedere quale sarà il sistema energetico a cui attingeremo maggiormente. Pur tuttavia nella pratica dell'allenamento, ancora di più negli sport di situazione, dobbiamo preparare l'atleta a tutte le possibili varianti che si troverà ad affrontare.

Teoria quantitativa dei sistemi energetici

Premesso ciò, il discorso su quale sia il sistema energetico prevalente in un combattimento può svilupparsi in questo modo.
Posto che il sistema anaerobico alattacido può essere dato per scarsamente influente, per via del veloce esaurimento del creatinfosfato e dell'ATP, e del fatto che molto difficilmente verrà mai riaccumulato del tutto, passiamo a considerare gli altri due sistemi.
(In linea teorica il sistema anaerobico alattacido potrebbe essere sfruttato al meglio nel caso di "partenza esplosiva" in cui l'atleta nei primi 10 secondi della 1° ripresa tempesti il proprio avversario dei colpi più potenti e micidiali mai portati sperando di metterlo subito al tappeto).

In questo caso l'attenzione dovrebbe spostarsi verso una distinzione qualitativa tra i due sistemi. Mi spiego meglio. Alcuni prima di me hanno sviluppato la questione in maniera quantitativa, ossia calcolando la durata dello sforzo, ossia della prestazione di gara. In questo caso considerando un match sulla distanza da 3 a 5 riprese per 3 minuti (per il Pugilato, K-1 Rules e Muay Thai ad esempio), e risultando quindi un tempo di lavoro finale che oscillava da 9 a 15 minuti, per forza di cose il lavoro prevalente non può che essere l'aerobico, poiché un lavoro anaerobico continuativo può durare non oltre i 2 minuti.

Però questo ragionamento presenta alcune imprecisioni che cercherò di spiegare.

  1. Tempi di recupero esterni. Tra ogni ripresa, e questo vale per quasi tutti gli sport da combattimento, vi è 1 minuto di recupero. Ciò significa che, qualora anche il combattente abbia dato fondo a tutte le sue forza innalzando i livelli di lattato nel sangue al limite massimo, in quel minuto di stop, in base sempre alla propria capacità di riutilizzo, il livello si abbasserà, permettendo ancora una volta la capacità di sforzi anaerobici lattacidi, seppur minori rispetto alla prima ripresa. Quindi, al termine dell'incontro, si potrebbero superare i 2 minuti canonici di utilizzo del sistema.
  2. Tempi di recupero interni. Come tutti sanno, negli sport da combattimento, vi è un continuo e alcune volte furioso cambio continuo di ritmo, sia voluto sia subito, per via della natura bidirezionale del match, imposto da entrambi gli atleti in maniera autonoma. Per questa ragione l'atleta viene sottoposto ad un notevole stress psicofisico, dovendo continuamente spostare l'asse del sistema prevalente tra aerobico e anaerobico a seconda dell'intensità. Ragion per cui, anche se in maniera rapidissima, rispondendo alla propria efficienza e dando ancora prova della stupenda macchina quale sia, il corpo umano, nei momenti a prevalente sforzo aerobico, quali fasi di studio, spostamenti, fasi di difesa passiva, cercherà al massimo di demolire il lattato. In un certo senso avviene in piccolo e continuato ciò che avviene in maniera più prolungata nel minuto di stop. Anche per questa ragione, durante il match, le fasi intense a prevalente utilizzo del sistema anaerobico, possono prolungarsi al di là dei canonici 2 minuti.
    Questo per rimanere dal punto di vista quantitativo. Comunque sia, anche disponendosi favorevolmente verso le mie due obiezioni, i fautori del linea quantitativa avrebbero comunque ragione poiché dal mero calcolo temporale, il sistema prevalente rimarrebbe necessariamente quello aerobico. Se considerassimo ad esempio un match 3x3 (Pugilato dilettantistico o K-1 professionistico senza titolo), ipotizzando un raddoppio dei tempi di utilizzo del sistema lattacido, portandolo al quasi miracoloso tempo di 4 minuti, rimarrebbero comunque altri 5 minuti in cui il sistema prevalente sarà per forza di cose quello aerobico.

Teoria qualitativa dei sistemi energetici

A questo punto è necessario introdurre, come ho anticipato prima, una distinzione qualitativa che possiamo sintetizzare nella formula: Efficacia vs Efficienza.

Prima di analizzare e argomentare questa opposizione facciamo un esempio. Ipotizziamo che due allenatori di sport da combattimento debbano scegliere uno sportivo proveniente da altri sport per farlo diventare un combattente, insegnandogli solo la tecnica e utilizzando la preparazione fisica dello sport di provenienza. Ipotizziamo ancora che i due allenatori scelgano rispettivamente un esperto dei 400 metri e un mezzofondista, specializzato nei 10000 metri. Cercando così di avere due archetipi di uno sportivo "lattacido" di uno "aerobico". Ipotizziamo ancora che questi due atleti, una volta imparare le tecniche della Kick Boxing K-1 ad esempio, si affrontino sul ring sulla distanza delle 3 riprese da 3 minuti.

Senza ovviamente conoscere l'esito di questo ipotetico quanto interessantissimo match e senza entrare nel merito dell'imprevedibilità, altro fattore di estremo fascino verso gli sport di situazione, verranno poste due domande:

  1. Chi secondo voi avrà più possibilità di mettere KO l'avversario?
  2. Chi avrà più possibilità, qualora il match termini invece ai punti, di risultare meno stanco?

Immagino che le risposte siano abbastanza scontate. Ed è proprio in quest'ultime che è racchiusa la differenza tra l'efficacia e l'efficienza. Poiché il velocista, che è capace di accelerazioni intensissime, sviluppando così potenza e padroneggiando quindi il sistema lattacido, avrà maggiori possibilità di assestare al proprio avversario colpi molto efficaci che potrebbero metterlo al tappeto. Di contro il mezzofondista, con la sua capacità aerobica sviluppatissima sarà in grado di tenere mediamente un ritmo medio alto senza però dei picchi di potenza notevoli. Ragion per cui difficilmente i suoi colpi avranno la forza necessaria per far male.

Ergo, tornando alla reale pratica dell'allenamento, fermo restando che un combattente perfetto non dovrebbe assomigliare perfettamente a nessuno dei due sportivi dell'esempio precedente, dovrà sicuramente avere 1/3 del mezzofondista e 2/3 del velocista. Dovrà quindi concentrarsi maggiormente sulla qualità che sulla quantità. Dovrà quindi privilegiare l'aspetto dell'intensità rispetto al volume. Intensità che significa sistema anaerobico perché è quello che maggiormente ci permette di lavorare su quelle componenti di forza e potenza, soprattutto nella loro declinazione di resistenza alla forza e resistenza alla potenza (strength endurance e power endurance), che sono caratteristiche organico-muscolari imprescindibili.

Rapporto tra sistema aerobico e sistema lattacido

Aerobico: Lattacido = Meccanico: Pilota

Il rapporto che dovrebbe intercorrere tra i due sistemi è lo stesso che avviene tra il meccanico e il pilota. Così come a livello quantitativo, il meccanico lavora sul mezzo durante tutta la settimana e anche nei pit-stop, garantendo la massima efficienza del mezzo, il pilota "lavora" solo durante la corsa cercando di ottenere la massima efficacia dalla prestazione, ossia la vittoria.

Per questo motivo, mentre il pilota si allenerà in maniera specifica sul suo ruolo, provando le partenze, le curve o i sorpassi, il meccanico lavorerà sempre in funzione di quel mezzo e delle indicazioni del pilota.

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Note sull'autore

Lorenzo Mosca, con una passato agonistico nella Kickboxing e nel K-1, classe 1984, medaglia di bronzo europeo dilettanti di K-1 Rules nel 2008, campione italiano pro di K-1 Rules nel 2009, con all’attivo 40 match tra Kickboxing, K-1 Rules, Muay Thai, Full Contact e Savate Pro.
Ora allenatore e preparatore atletico di sport da combattimento, allenatore di CrossFit (Level 2), arbitro e studente in nutrizione. www.manipulusmosca.com

Commenti

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  1. AlainR ha scritto:
    10 giugno 2013

    Intervengo in quanto chiamato in causa ad inizio articolo.

    Ovviamente una mia idea, di quanto sia invece importante il lato aerobico e siano completamente inutili alcuni lavori lattacidi modaioli, la trovate qui in questi articoli:

    http://www.accademiaitalianaforza.it/aerobic-endurance-la-resistenza-cardiovascolare-negli-sdc/

    http://www.accademiaitalianaforza.it/aerobic-endurance-metodi-e-programmazione/

    Il punto a mio avviso è che si finisce sempre con il dire che un fighter non va allenato come un mezzofondista ma dovrebbe essere allenato invece come uno sprinter. Solito discorso al pari del: "per crescere devi sentire il muscolo bruciare".

    Migliorare il lato aerobico della questione, (e non mi pare che oggi come in passato si commetta quello che viene definito in questo articolo come un errore, visto che ci sono dei pro con dei ridicoli battiti cardiaci a riposo superiori 60-65 bmp...) non significa solo correre a ritmi blandi ma comprende tutto un lavoro sulla Potenza Aerobica pura e sul VO2Max (leggasi i miei articoli di cui sopra ancora una volta).

    Un lato aerobico "forte" non significa essere un maratoneta, significa avere:

    - Un migliore ipertrofia eccentrica cardiaca
    - Una migliore capacità di ossidazione delle FM tipo I
    - Una incrementata (importantissima!) capacità di ossidazione delle FM tipo II che sono anaerobiche, significa quindi aumentare la loro capacità di lavoro
    - Una migliore attività enzimatica (che comprende anche tutti quegli enzimi che catalizzano le reazioni a carico del lattato stesso)
    - Un minor stress a carico del SNS e del SNP (lavori lattacidi continui creano stress sistemici enormi).

    Tutti questi punti (e sono solo alcuni) vanno a migliorare di riflesso il lato anaerobico semplicemente perché si va ad innalzare quella che nella letteratura russa viene definita la Riserva di Potenza Anaerobica. Un concetto che andrò a sviscerare in un prossimo articolo perché troppo scientifico da spiegare in un commento di due righe

  2. AlainR ha scritto:
    10 giugno 2013

    Il punto è che questi discorsi non sono vendibili a un corso di CrossFit o di Functional Training, perché sono noiosi, perché non sono divertenti e perché correre magari non è fico come fare il Tabata con un bilanciere.

    Però questi discorsi che faccio sono poi quelli che alla fine hanno permesso a Karelin di vincere 3 ori alle Olimpiadi, hanno permesso a Demetrious Johnson di prendersi la cintura dello UFC il mese scorso e hanno permesso alla squadra olimpica russa di Judo di essere quello che sono.

    Perché io non mi invento nulla, mi baso sempre su dati oggettivi, misurabili e confrontabili.

  3. Thiago ha scritto:
    10 giugno 2013

    Ma quindi, Alain, fammi capire: i vari marzialisti pro, seppur programmando, svolgono degli allenamenti simili a quelli dei "runner"?

    La domanda mi sorge spontanea, dunque: ma come fanno a mantenere quelle masse muscolari, con una mole cosi densa di aerobica?

  4. Kieran ha scritto:
    10 giugno 2013

    domanda da incompetente:
    perchè non allenarsi semplicemente imitando i tempi e l'intensità dell'evento in cui si compete?Per esempio se il mio sport prevede 3 riprese da 3min. con 1min. di pausa perchè non fare 3 riprese da 3min. di combinazioni al sacco riposando 1min. tra le riprese?
    Nessuna polemica,solo una curiosità che mi è venuta leggendo questi interessanti articoli dal mio punto di vista esterno agli sport da combattimento. :-D

  5. AlainR ha scritto:
    10 giugno 2013

    Thiago: No, non fanno allenamenti da runner, semplicemente fanno quello che gli serve realmente, il che significa che non sostituiscono un ora di corsa con 15 minuti di intervalli solo perché qualche guru del funzionale ha deciso così. Fare un ora di corsa x 3-4 volte la settimana non significa allenarsi come un maratoneta.

    Kieran: Semplicemente perché non è la maniera ottimale di allenare e migliorare nello specifico ogni sistema energetico (che necessita di precisi parametri di lavoro e recupero per essere al meglio sollecitato). Se così fosse uno sprinter si allenerebbe solo sui 100 m e un calciatore solo con partitelle da 90'. Il lavoro di 3'/1' al sacco va benissimo ma è un lavoro specifico, ad alti livelli servono lavori più mirati per andare ad incrementare un'abilità precisa. Detto questo il lavoro al sacco va fatto sempre e comunque.

  6. Ermenegildo ha scritto:
    10 giugno 2013

    Il confronto tra chi fà 400 e 10000, non mi sembra troppo azzeccato perchè un 4-centista ha un ottima base aerobica che si costruisce passando qualche mese tutti gli anni a fare corsa lunga, lunga intervallata, ripetute lunghe, solo alla fine inizia a fare il lavoro di tipo lattacido, sotto forma di ripetute.

    Sono abbastanza sicuro che il lavoro aerobico di base per un 4-centista 16-enne ed assolutamente principiante è ben superiore al lavoro aerobico medio della maggior parte dei combattenti, questa idea mi viene dalle progressioni presentate in "http://www.accademiaitalianaforza.it/aerobic-endurance-metodi-e-programmazione/"
    da alain confrontate con il lavoro tipo che facevo io.

  7. Massimo, RTSS ha scritto:
    10 giugno 2013

    L' argomento è molto interessante però riguardo l' articolo non condivido né le conclusioni né il l' approccio metodologico con cui ci si è arrivato. Ad esempio trovo gli esempi fatti non molto convincenti anche perchè non supportati da nulla di realmente quantificabile.
    Va considerato inoltre che esistono molti SDC in cui la singola lotta o la ripresa durano dai 5 ai 10 min (in qualche caso senza limiti di tempo..).
    Cmq complimenti per il lavoro e grazie per la possibiltà di confronto ;-)

  8. esoognoM ha scritto:
    10 giugno 2013

    Mi permetto di entrare anche io nella bellissima discussione. Forse rilevando nella differenza degli esempi presi in oggetto che manca un rapporto diverso che si ha quando ad esempio, come nel professionismo, si supera abbondantemente la portata della durata di gara presa in oggetto.
    Nel dilettantismo ad esmpio di ha l'ossessione che protrarre troppo a lungo allenamenti possa in qualche modo non essere del tutto utilizzabile in una gara di solo 9 minuti. Resta il fatto, che nella condizione generale di un atleta, la parte aerobica lo aiuta sopratto nella condizione generale e nelle fasi di recupero. Ma in tre riprese, per come la vedo, la qualità del lavoro ha un oggettiva importanza assoluta. Anche perchè qui, va detto che l'analisi della differenza sostanziale data dai ritmi prodotti dai due atleti è minima. In tre riprese, è difficile che si abbia ritmi bassi o riprese diciamo di recupero come ritmo di gara. Nelle lunghe durate avviene invece.
    Nel professionismo cambia tutto, per questo e per molto altro. Qui c'è un indubbio valore della qualità, per offrire gesti, azioni e aumenti di qualità migliore. Rimane con questo il fatto, che la soggettività di un combattente è la chiave di questa analisi.
    Mi spiego. Il punto focale, dal punto di vista tecnico, è capire chi dei due combattenti impone un tipo di match oppure un altro. Per esempio, c'è chi è maestro nel fare ritmo forzennato, e chi lo è nello spezzare i ritmi.
    Questo aspetto, poco teorizzabile ma importante, sta alla base, secondo me dell'analisi in questione. Di suddividere l'importanza dei due lavori, che si vanno in parallelo, ma che è anche vero che come fosse una coperta, l'uno può incidere sull'altro nella stesura del lavoro.

  9. esoognoM ha scritto:
    10 giugno 2013

    concludo...
    La questione è annosa. Qui secondo me, serve non numerizzare la cosa e renderla "prestampata", ma adattarla di volta in volta alla situazione (appunto) che è data da diversi fattori. Ecco perchè servirebbe una sinergia tra il preparatore tecnico e quello atletico. Il che non è facile, ma soprattutto, lo si può fare nelle situazioni di massimo livello, dove ti prepari col giusto tempo per un dato avversario e per un evento importante.
    La difficolta del teorizzare negli sport da combattimento, è prima di tutto data dall'infinite variabili e difficoltà di stesura di un lavoro, e di trovarvi in gara i feedback per comprendere effettivamente il riscontro oggettivi di quanto fatto.
    Almeno questa è la mia opinione.
    Indubbio è, per come la vedo, che questa bella analisi smonta a priori le mode di maxycircuiti, attrezzi impossibili quali ruote di camion che girano, martelli e così via. La chiave, per come la vedo è concettuale nella stesura e nell'adattamento del lavoro di situazione in situazione, e non in quello che di "nuovo" viene di volta in volta proposto e ricopiato per moda.
    Saluti

  10. deadboy ha scritto:
    10 giugno 2013

    Io gli articoli e i commenti di Alain qui sul forum un po' me li ricordo e un punto ce l'ha ben chiaro: ed è proprio che ogni incontro è una cosa a sé e che possono sempre intervenire delle variabili che possono scombinare o complicare il lavoro fatto in allenamento, sia sul piano tecnico che atletico. Un esempio l'avevo ricordato io nei commenti del primo dei suoi due ultimi articoli sui sistemi di combattimento, e cioè quello dell'atleta che si prepara per mesi in funzione delle caratteristiche fisiche, tecniche e atletiche del suo avversario e all'ultimo momento si trova a dover combattere con una persona diversa. Mi pare di ricordare che sia successo anche a Sakara in uno degli ultimi suoi incontri.
    Ecco, questa variabile e il fatto che appunto ogni incontro è una cosa a sé e che non ci sono numeri scolpiti nella pietra che consentano di avere il quadro esatto di cosa accadrà in un determinato incontro di un certa disciplina, impongono per prima cosa una preparazione atletica generale su base annuale, in cui inserire poi un allenamento più specifico studiato di volta in volta in funzione del prossimo avversario. Fare solo una preparazione su base trimestrale o semestrale, significa fare una preparazione atletica specifica e basta e questo può creare problemi (per non dire dare una fregatura), perché anche se l'avversario non cambia all'ultimo minuto, questo può anche decidere di combattere in modo diverso dal solito e presentarsi con una preparazione atletica migliore di quella che aveva nei precedenti incontri.

  11. esoognoM ha scritto:
    10 giugno 2013

    Difatti, quando ti alleni per un avversario lo fai anche fisicamente, non solo tecnicamente, sono pienamente d'accordo. Il problema è anche nella personalità del combattente di imporre e non subire il tipo di match voluo.
    Mi dispiace per la dislessia del pezzo sopra, il telefono mio deve esser fatto per uno gnomo che ha i ditini da gnomo, e il correttore fa strage...

  12. Roberto1990 ha scritto:
    10 giugno 2013

    Ciao AlainR, ho letto il tuo articolo e mi è piaciuto molto..
    Ho visto che hai parlato dei Judoka della Russi, e in quanto praticante volevo sapere che notizie-informazioni-studi hai a riguardo..
    Sarei interessato ad uno scambio di opinioni!

    Roberto

  13. AlainR ha scritto:
    11 giugno 2013

    Ciao, si studi di diverso tipo pubblicati sia su testi ufficiali sia su pubblicazioni scientifiche per giornali e riviste settoriali. Studi condotti sin dagli anni '60 da scienziati dello sport illustri come Verkhoshanski, Zatsiorski, Viru, Nadedskin e altri.

    Studi relativi a programmazioni di preparazioni atletiche per le squadre olimpiche di Judo non solo russe ma anche Kazake, Azere ecc. Al di la delle analisi sui sistemi energetici e sugli adattamenti fisiologici di alcuni allenamenti piuttosto che di altri gli studi hanno mostrato un tipo di lavoro improntato su:

    - Pesistica di qualità con molta importanza sul rapporto carico/peso corporeo
    - Molto lavoro alla sbarra su addominali e trazioni
    - Molto lavoro a corpo libero
    - Molta corsa e nuoto
    - Una buona quantità di pliometria (balzi, salti ecc.)
    - Uso delle KB come nel Girevoy Sport (Slancio e Strappo) oggi cmq in alcune scuole abbandonate

    La cosa interessante è che sebbene con sfumature diverse tali preparazioni sono simili sia per i judoka sia per wrestler e pugili e in generale per gli atleti del centro sportivo. In questi centri era ed è prassi comune lavorare in sincronia tra pesisti-lottatori-girevik-ginnasti ecc.

  14. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013

    Nel ringraziare tutti coloro che hanno letto le mie considerazioni, procederò con ordine a rispondere a tutte le osservazioni fatte su questo articolo.

    Per ALAINR
    Innanzitutto volevo complimentarmi con Alain per gli ottimi articoli scritti. Non possono che fare bene in uno sport in cui si sente sempre più il bisogno di preparazione.

    Non svilisco a tal punto l’allenamento incentrato sul miglioramento della caratteristiche aerobiche quali capacità e potenza. Semplicemente concepisco il lavoro aerobico non come fattore da svolgere in maniera assoluta ma sempre relativa. Relativa alla prestazione di gara. Poiché in ogni sport ciò che deve sempre rimanere ben presente è la prestazione di gara. E lei che fornisce il quadro entro cui svolgere l’allenamento. Non parliamo poi di tutto l’aspetto psico-mentale del combattimento, che considero il vero aspetto fondamentale. È innegabile che l’aumento delle caratteristiche aerobiche sopracitate porta dei vantaggi quali hai citato egregiamente il tuo articolo. È anche quello che ho messo in evidenza io con l’esempio del meccanico (sistema aerobico) che lavora sulla vettura per far correre meglio il pilota (sistema lattacido).

  15. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013

    Il problema è che un eccesso di preparazione aerobica porta a dei grossi svantaggi rispetto alla prestazione di gara di uno sport da combattimento:
    1. La trasformazione delle fibre muscolari intermedie in fibre di tipo I (quindi lente) con perdita di un probabile patrimonio genetico di forza e potenza
    2. Per via della natura ciclica delle attività utilizzare per i lavori aerobici, potrebbe verificarsi una disabitudine (in questo caso soprattutto muscolare e cardiaca) a lavorare in primis con continui cambi di intensità e di ritmo passando dalla predominanza dell’aerobico a quella del lattacido, in secundis una disabitudine a lavorare con attività situazionali e imprevedibili (come quelle degli sport da combattimento).
    3. Per via della tempistica utilizzata in questi lavori, che varia grossomodo dai 30 ai 90 minuti, ci si allontana irrimediabilmente dalla distanza di gara (solo un titolo mondiale di pugilato con le sue eterne 12 riprese da 3 minuti supera leggermente il valore minimo dei 30 minuti) con una disabitudine al lavoro sulle riprese molto più brevi dei tempi aerobici canonici.

  16. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013
    Il punto è che questi discorsi non sono vendibili a un corso di CrossFit o di Functional Training, perché sono noiosi, perché non sono divertenti e perché correre magari non è fico come fare il Tabata con un bilanciere.
    Però questi discorsi che faccio sono poi quelli che alla fine hanno permesso a Karelin di vincere 3 ori alle Olimpiadi, hanno permesso a Demetrious Johnson di prendersi la cintura dello UFC il mese scorso e hanno permesso alla squadra olimpica russa di Judo di essere quello che sono.
    Perché io non mi invento nulla, mi baso sempre su dati oggettivi, misurabili e confrontabili.

    In parte hai ragione e in parte hai torto. Poiché, se da un lato, non è del tutto sbagliato pensare che l’allenamento aerobico sia malvisto da coloro che vogliono spingere attività “brevi intense e infrequenti”. Ma è vero anche che, nelle palestre è molto più comodo far svolgere attività aerobiche a bassa intensità, che siano la cyclette o il tapis roulant o lo step o la zumba rispetto anche ad un breve ma intenso deadlift o front squat (che in pratica non ho quasi mai visto fare in sala pesi).
    Inoltre, nonostante esempi di autentici mostri sacri come Karelin, e non esistendo un metodo perfetto di allenamento, ancora meno in sport situazionali in cui la mente la fa da padrone, (per questo si parla di teorie di allenamento al plurale), sei sicuro che non si potrebbero portare esempi di combattenti che non utilizzano questo sistema di allenamento?

  17. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013

    Per KIERAN

    domanda da incompetente: perché non allenarsi semplicemente imitando i tempi e l'intensità dell'evento in cui si compete? Per esempio se il mio sport prevede 3 riprese da 3min. con 1min. di pausa perché non fare 3 riprese da 3min. di combinazioni al sacco riposando 1min. tra le riprese? Nessuna polemica, solo una curiosità che mi è venuta leggendo questi interessanti articoli dal mio punto di vista esterno agli sport da combattimento.

    Io credo, a differenza di Alain, che bisogna cercare quanto più possibile di avere come riferimento la nostra prestazione di gara. Rimanendo nell'ambito dei sistemi energetici, il problema è l’eccessiva specializzazione. Perché in primis, lavorando ad esempio con i tempi dell’aerobico, ci si allontana troppo dalla tempistica del combattimento (appunto l’esempio delle 3 riprese da 3 minuti). E poi perché nessuno ci garantisce che un allenamento focalizzato su un solo sistema energico, alla prova dei fatti, ossia nel combattimento in cui deve esserci una perfetta organicità e univocità del sistema energico globale, risulti efficiente.

  18. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013

    Per ERMENEGILDO

    Il confronto tra chi fà 400 e 10000, non mi sembra troppo azzeccato perchè un 4-centista ha un ottima base aerobica che si costruisce passando qualche mese tutti gli anni a fare corsa lunga, lunga intervallata, ripetute lunghe, solo alla fine inizia a fare il lavoro di tipo lattacido, sotto forma di ripetute.

    Il corridore specializzato per i 400 metri lavora, come appunto scrivi, sul lato aerobico solo nella fase preparatoria, a inizio stagione, per garantirsi una base. Successivamente si specializzerà sulla propria disciplina anche dal punto di vista del sistema energetico, privilegiando appunto quello lattacido. Abbandonando i parametri specifici del lavoro aerobico. Poiché anche egli ha bene in mente la propria prestazione sportiva e ciò che essa richiede. Allo stesso modo negli sport da combattimento, fermo restando che una base aerobico è necessaria, e su combattimenti su distanza più lunghe anche più che necessaria, l’allenamento specifico dovrebbe venire abbandonato passata la fase preparatoria.

  19. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013

    Per MASSIMO

    L' argomento è molto interessante però riguardo l' articolo non condivido né le conclusioni né il l' approccio metodologico con cui ci si è arrivato. Ad esempio trovo gli esempi fatti non molto convincenti anche perchè non supportati da nulla di realmente quantificabile.
    Va considerato inoltre che esistono molti SDC in cui la singola lotta o la ripresa durano dai 5 ai 10 min (in qualche caso senza limiti di tempo..).
    Cmq complimenti per il lavoro e grazie per la possibilità di confronto

    I due esempi che ho riportato svolgono funzione diverse. Nel primo, quello del 400 metrista contro il maratoneta cerco di mettere in evidenza quanto gli sport da combattimento siano sport di qualità e intensità rispetto alla quantità e al volume. Era quindi un esempio di “striatura verso l’estremo” in cui si portavano all’estremo, personificandole, le due caratteristiche.
    Il secondo esempio, quello del meccanico e del pilota, potrebbe essere definito “esemplificativo”. Voleva cioè dare una metafora chiara a tutti, anche ai non addetti ai lavori, del rapporto che intercorre, o dovrebbe intercorrere, tra i due sistemi energetici negli sport da combattimento.
    Per quanto riguarda la quantificazione, è davvero molto difficile, per non dire impossibile schematizzare in numeri uno sport con delle variabili notevoli, al limite dell’irrazionale. Il miglior allenamento è sempre dell’atleta che vince? E se quell’atleta perdesse un match, vorrà dire solo che il suo avversario si allena meglio?

  20. Manipulus Mosca ha scritto:
    12 giugno 2013

    Per ESOOGNOM
    Conoscendoti solo “di fama”, come grande pugile dal cuore generoso e guerriero, credo che tu abbia colto un aspetto fondamentale che mal si concilia con la voglia di schematizzare e imbrigliare l’allenamento dietro schemi standard.
    La variabile del combattimento.
    Ossia l’entrata in gioco di fattori (mentali e psicologici) che possono svilire totalmente il mero discorso di preparazione atletica. Ma d’altronde, e chi può saperlo se non un pugile professionista come te, anche questo è il bello degli sport da combattimento, ossia che l’intelligenza vince sempre sulla forza.

  21. AlainR ha scritto:
    12 giugno 2013

    Allora grazie per i compliementi, troppo buono!

    - Secondo me un punto cardine è la credenza diffusa del lavorare troppo aerobicamente, tu la definisci un eccesso di preparazione aerobica. In realtà i volumi di lavoro che intendo io non sono affatto eccessivi, per esempio i mesocicli di lavoro proposti nei miei articoli ti assicuro essere perfettamente nella norma se paragonati a certi mesocicli visti su carta relativa a preparazioni per atleti pro come Rich Franklin (ex campione UFC -93Kg), il quale si sparava 1h di aerobico ai canonici 130-150 bmp 6 volte a settimana.

    - Il discorso del rischio di trasformare le FM type II in type I è una leggenda metropolitana non supportata da studi e ricerche scientifiche concrete. Vi sono al contrario invece documentazioni condotte nell’ex DDR relative ai benefici del lavoro aerobico come ricovero attivo addirittura per i pesisti.

    - Sempre in relazione al discorso di cui sopra, esistono metodi di allenamento aerobico indirizzati proprio alle FM type II relativi al miglioramento della loro capacità ossidante, quindi un miglioramento della capacità di lavoro in regime aerobico con conseguente miglioramento indiretto della capacità di lavoro lattacida. Parlo degli sprint brevi in salita (30 m in 5-8’’) con recupero tra gli sprint sino a 130-140 bmp anche conosciuti come HRI (High Resistance Interval)

    Detto questo io non sono assolutamente contrario ai lavori anaerobici ad altà intensità, puoi trovare conferma di ciò in questi altri articoli:

    http://www.accademiaitalianaforza.it/interval-training-per-mma-e-sdc/

    http://www.accademiaitalianaforza.it/power-endurance-la-potenza-resistente-per-il-fighter-parte-i/

  22. AlainR ha scritto:
    12 giugno 2013

    Il punto è che se ne fanno già abbastanza nel lavoro specifico (riprese al sacco, ai colpitori, sparring ecc.) che senso ha insistere su questi anche nella preparazione atletica aspecifica? Aspecifco -> trasformazione -> Specifico. Il primo deve fornire le basi il secondo deve trasformare queste. Per tale motivo non ha nemmeno senso lavorare sui sistemi energetici utilizzando come periodi di lavoro la durata del round tipico.

    Per dire: voglio migliorare la forza (Alattacido) che faccio Squat per 3 minuti?

    Il lavoro sulla tempistica del singolo round lo si deve fare alla fine con più enfasi per andare a trasformare tutto il lavoro aspecifico precedente condotto con parametri di lavoro e recupero ottimali per la massima sollecitazione di un particolare sistema energetico. Questo è quello che fanno in ogni sport, ripeto nei 100 m lo sprinter mica si allena sempre su tale distanza.

    Personalmente in un preparazione atletica aspecifica preferisco lavorare la resistenza lattacida in maniera indiretta potenziando quindi l’aerobico e l’alattacido che di riflesso innalzeranno la soglia di intervanto del lattacido con tutti i relativi benefici del caso. Primo fra tutti un minor stress sistemico.

  23. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    Per prima cosa ti ringrazio del lodevole giudizio, a dire il vero il grande cuore lo hai avuto tu...;-)
    Ma io credo che quello che mi ha dato personalmente delle possibilità in più, nella mia carriera intermittente che è mutilata di esperienza e di sfruttamento degli anni migliori, è stato l'approccio all'allenamento che sono riuscito a svincolare dai dogmi woodoo del mio ambiente con i quali sono cresciuto.
    È uno sport fottutamente arretrato il mio, l'approccio scientifico alle cose non ha del tutto preso il sopravvento alle cosiddette tradizioni che limitano molti atleti. Il perché, in un analisi che abbiamo fatto con altri preparatori, è dovuto alle mille variabili di uno sport di situazione che ti impedisce di avere un feedback oggettivo di quello che hai fatto come preparazione in gara.
    Voglio dire, sarebbe impensabile non avere un approccio cosciente in qualsiasi disciplina atletica di prestazione, diciamo un qualsiasi sport "closing skills" , invece negli SDC (non so gli altri parlo del mio...) ancora vedo campioni e maestri di campioni che fanno cose che a rammentarle farebbero chiudere questo forum per sdegno. Eppure lo fanno e magari vincono.
    Spesso e volentieri manca un oggettiva relazione tra chi ha la cultura di provare a lavorare bene e magari manca di materia prima, e chi invece ha quest'ultima ma lavora ancora male. Ciò crea una sorta di derby, tra vecchi e nuovo, nella quale purtroppo il vecchio la spunta. Servirebbero più atleti di qualità che si mettono a disposizione di chi ha una cultura importante e non nelle mani di chi, se pur conserva fascino ed esperienza, latita di conoscenze. Meglio, servirebbe una sinergia, ma questa non avviene MAI. Conosco bravi preparatori che devono battagliare con vecchi maestri per dimostrare che i pesi non "imbastiscono". Chissà mai se finirà...

  24. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    ...Negli stessi ambienti nazionali ai massimi livelli, si sente dire dai diretti interessati che si lavora sui 4-5 minuti per ottenere il meglio quando si combatte su 3, oppure si fanno 8/9 riprese di sparring per abituarsi bene alle 3. Come se uno che corre sui 200mt si allena sempre sui 400 in maniera che così va più forte. Una semplificazione assolutamente fuori da ogni logica, perché sappiamo che la quantità non fa la qualità, anzi. Ma in ogni caso poi la legge del ring può dire altro.
    Perché il punto focale non è secondo me comprendere "se uno diventa o no campione" con metodi antichi che per tradizione vengono portati avanti, bensì che "lo stesso che diventa campione con quei metodi potrebbe avere risultati ancora migliori o no".
    Il fatto è che in alcune realtà si emerge per competizione dalla quantità e non dalla qualità. In Messico ad esempio si corre km e km ogni mattina, fino a pochi giorni dal match, si fanno cose assurde e allenamenti che sfiorano quelli dei maratoneti, ore ore ore di routine. Beristain a Marquez lo convinceva a bere le urine a fine allenamento per reintegrare le sostanze perse. Una follia, ma lo faceva, ed è stato campione del mondo in diverse categorie. Eppure...
    Anche in America, nella stessa famosa Gleason's di NY dove ho buoni amici che combattono, le preparazioni sono assolutamente approssimative ed alcuni lavori con i sovraccarichi se li sognano. Contano sul fatto che c'è una ressa furibonda per emergere, e poi magari, quello che emerge lo mettono nelle mani di un serio strenght coach. Gente come Pacquiao che adesso lancia le mode, con martelli, propriocezione ed altro, fino a qualche anno fa ha visto solo sacchi e corde, al massimo footing.
    Non hanno la cultura di un allenamento scientifico, non arrivano nemmeno a un decimo di quella della squadra dell'Urss di Mosca nel 1980. Ma hanno la quantità e gli basta...

  25. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    Noi invece abbiamo l'esigenza opposta, elevare quello che abbiamo. Fare la qualità della non quantità. Ma essendo la cultura non ancora troppo sviluppata dell'allenamento ci sono dei margini ampi di miglioramento e di uscita.
    Per come la vedo, un concetto che durante lezioni o stage ripeto alla morte, è che se dei grandi campioni in questione non possiamo avere la visibilità, le condizioni economiche e sportive, possiamo comunque avere la stessa e forse di più cultura, e sfruttarla per ottenere il meglio da noi e dai nostri atleti.
    Personalmente, anche se non ci si basa mai su se stessi, preparare minuziosamente gli incontri non solo tecnicamente ma anche fisicamente in maniera specifica, avere un approccio diverso, mi ha aiutato tantissimo.
    Tornando al pezzo, se posso però contesterei amichevolmente una questione. Cioè quella dell'analisi sulla durata e del rapporto col lavoro aerobico nella durata di gara.
    Un match normale a livello pro, diciamo minimo, dura 6 riprese, il che fa 24 minuti di gara, io infatti nel rapporto della durata non sottrarrei mai il minuto di riposo che, per questioni anche emotive, difficilmente abbiamo verificato ti porta sotto la soglia delle 130/140
    pulsazioni. Quindi lo prenderei come tempo di gara effettivo, un po come quando un calciatore o un giocatore di basket ha delle pause di gioco. Anche nelle fasi cosiddette di studio, per quanto lunghe possono essere, non c'è mai, solo per un fattore mentale quella rilassatezza di un qualsiasi lavoro aerobico in generale.
    Dalle 6 riprese passiamo alle 8, che sono 32 minuti, quindi alle 10 per un titolo italiano, e fanno 40, mentre per un internazionale di sigla qualsiasi come ho fatto personalmente o un europeo si va alle 12, e sono 48.
    A questo, dobbiamo aggiungere che ogni buon atleta, come minimo, si scalda almeno mezz'ora, il che fa si che lo sforzo fisico in toto superi sempre e comunque l'ora.

  26. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    Non so se è chiaro quello che dico, ma non mi limiterei a determinare solo il tempo effettivo di gara, potrebbe essere un errore di valutazione. Perché un atleta in ogni caso si mette in moto e si esprime in questo tempo e non solo nell'effettivo di gara, come un centometrista. Quindi, ed è un riscontro oggettivo, la componente della resistenza in generale, aerobica e anaerobica, che rende complesso il tutto, va estesa e forse più sottolineata.
    Poi è ovvio, che nel dilettantismo, come nel K1 tutto cambia, le tre riprese, impongono come hai ben illustrato tu, di esprimere il meglio nel breve tempo possibile, altrimenti "è passata la nottata"…

    Saluti e grazie per la bella conversazione

    Ps mi scuso per la lunghezza, ma mi volevo spiegare bene, ho dovuto spezzare.

  27. deadboy ha scritto:
    12 giugno 2013

    Ciao Lenny. Senti, tu fai pugilato, una disciplina dove fino ai primissimi anni 80 la preparazione atletica consisteva bene o male nel fare soltanto corsa, sacco, corda e poche cose a corpo libero. Che spazio hanno i sovraccarichi nel tuo allenamento?

  28. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    Premetto che non essendo di formazione accademica quello che posso dire può anche avere degli errori per chi qui ne sa senz'altro più di me. Ho conosciuto i lavori con i sovraccarichi quando ero già grande ed è stato un deficit non da poco. Perché con i miei ragazzi che sono invece stati cresciuti anche fisicamente con questi vedo delle grandi differenze, nei risultati e anche nella costruzione fisica e atletica.
    Diciamo che nelle fasi di ripristino o inizio preparazione, se c'è stata una pausa di intensità faccio un ciclo di adattamento anatomico. Poi nelle fasi centrali lavoro sulla forza, con lavori ben noti ad alta percentuale, e verso la fine con un bulgaro misto (ma preferisco con esercizi di raccordo). Poche alzate ma di qualità. Ovviamente es dinamici e base. Effettuare il corso anche con Ado e gli altri al RT di Parma mi ha poi aiutato

  29. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    Premetto che non essendo di formazione accademica quello che posso dire può anche avere degli errori per chi qui ne sa senz'altro più di me. Ho conosciuto i lavori con i sovraccarichi quando ero già grande ed è stato un deficit non da poco. Perché con i miei ragazzi che sono invece stati cresciuti anche fisicamente con questi vedo delle grandi differenze, nei risultati e anche nella costruzione fisica e atletica.
    Diciamo che nelle fasi di ripristino o inizio preparazione, se c'è stata una pausa di intensità faccio un ciclo di adattamento anatomico. Poi nelle fasi centrali lavoro sulla forza, con lavori ben noti ad alta percentuale, e verso la fine con un bulgaro misto (ma preferisco con esercizi di raccordo). Poche alzate ma di qualità. Ovviamente es dinamici e base. Effettuare il corso anche con Ado e gli altri al RT di Parma mi ha poi aiutato

    A vedere il condizionamento della forza sotto un aspetto specifico che non avevo.
    In linea di massima cmq non amo lavorare con sovraccarichi in circuiti estenuanti e nemmeno nella cosiddetta esplosività, che per seguire il discorso che fa anche Verkoshanski (o come si scrive...) ritengo che si debba tener conto della velocità del gesto che ci occorre.
    In ogni caso, forse anche per una pura paranoia e sensazione, fino quasi al ridosso del match posso sentire la necessità di fare qualche sollevata olimpica dinamica, purtroppo con il deficit di qualità tecnico dovuto al fatto che sono un "cagnaccio".

  30. esoognoM ha scritto:
    12 giugno 2013

    Perdi più autodidatta, e magari facendo anche gli stessi lavori con persone ipercompetenti e specializzate potrebbe dare risultati indubbiamente maggiori.
    Qualche buon consiglio al corso me lo sonfatto dare e l'ho carpito, anche sperimentato, tutto amplia la libreria di un atleta e insegnante, io ho cercato di imparare la parte atletica da chi sta in pista ogni giorno e suo bilancieri. Con umiltà. Ma alla base c'è secondo me la costruzione prima di tutto di un atleta, poi del combattente. Le due cose se non vanno in parallelo portanp allo stallo.

  31. Manipulus Mosca ha scritto:
    13 giugno 2013

    Per ALAINR

    Secondo me un punto cardine è la credenza diffusa del lavorare troppo aerobicamente, tu la definisci un eccesso di preparazione aerobica. In realtà i volumi di lavoro che intendo io non sono affatto eccessivi, per esempio i mesocicli di lavoro proposti nei miei articoli ti assicuro essere perfettamente nella norma se paragonati a certi mesocicli visti su carta relativa a preparazioni per atleti pro come Rich Franklin (ex campione UFC -93Kg), il quale si sparava 1h di aerobico ai canonici 130-150 bmp 6 volte a settimana.

    È ovvio che il limite tra giusto ed eccessivo allenamento aerobico negli sport da combattimento rimane nel campo delle diverse idee e teorie, poiché, per tutta una serie di motivi, non esiste una formula magica della preparazione atletica che prepara l’atleta perfetto. E semmai riuscissimo a preparare l’atleta perfetto, avremo fatto solo una piccola parte del nostro lavoro, che è quello di preparare il combattente perfetto. Quindi di preparare il nostro atleta dal punto di vista cognitivo, cosa di gran lunga più importante e fondamentale negli sport da combattimento.
    Comunque sia è giusto analizzare e sviscerare, come stiamo tentando di fare, diverse teorie e argomentarle.

  32. Manipulus Mosca ha scritto:
    13 giugno 2013

    Per ALAINR

    Il discorso del rischio di trasformare le FM type II in type I è una leggenda metropolitana non supportata da studi e ricerche scientifiche concrete. Vi sono al contrario invece documentazioni condotte nell’ex DDR relative ai benefici del lavoro aerobico come ricovero attivo addirittura per i pesisti.

    Io ho sempre conosciuto e letto, partendo da Cometti a Weyneck, che le fibre intermedie, e addirittura le fibre bianche, posso trasformarsi in fibre rosse. Aumentando così il proprio pattern di strutture, dai mitocondri ai substrati enzimatici, che permettono un miglior lavoro aerobico o anaerobico. Al massimo questo processo non è irreversibile ma temporaneo, anche se non viene esplicato quanto duri questo effetto.
    Se comunque sia hai altre fonti in merito fammi sapere che sarò ben contento di studiarle.

    Per quanto riguarda l’effetto “recovery” è vero e giusto utilizzare l’aerobico ciclico per questa ragione, ma è ben diverso rispetto ad un allenamento che voglia aumentare capacità e potenza aerobica.

  33. Manipulus Mosca ha scritto:
    13 giugno 2013

    Per ALAINR

    Per dire: voglio migliorare la forza (Alattacido) che faccio Squat per 3 minuti?
    Il lavoro sulla tempistica del singolo round lo si deve fare alla fine con più enfasi per andare a trasformare tutto il lavoro aspecifico precedente condotto con parametri di lavoro e recupero ottimali per la massima sollecitazione di un particolare sistema energetico. Questo è quello che fanno in ogni sport, ripeto nei 100 m lo sprinter mica si allena sempre su tale distanza.
    Personalmente in un preparazione atletica aspecifica preferisco lavorare la resistenza lattacida in maniera indiretta potenziando quindi l’aerobico e l’alattacido che di riflesso innalzeranno la soglia di intervanto del lattacido con tutti i relativi benefici del caso. Primo fra tutti un minor stress sistemico.

    Premesso che secondo me lavorare sfruttando sistema lattacido nei nostri sport anche nell’aspecifico non è in linea teorica negativo, anzi.
    Sulla acuta osservazione dello squat massimale per 3 minuti del round, cosa ovviamente impossibile, potrei dirti che un lavoro che superi di gran lunga la tempistica del combattimento, ne inficia dei meccanismi. Mentre un lavoro più breve, come l’alattacido o il lattacido, che però, soprattutto il secondo, rappresenta ogni singola accelerazione di ritmo nel combattimento, non inficia il modello generale di prestazione.
    Io invece preferisco lavorare l’aerobico indirettamente attraverso i recuperi, attivi parziali o globali, del lavoro anaerobico, forzando il sistema, con allenamenti di resistenza alla forza o di resistenza lattacida più specifica, a smaltire il prima possibile il lattato.

  34. Manipulus Mosca ha scritto:
    13 giugno 2013

    Per ESOOGNOM
    Che sia uno sport maledettamente arretrato dal punto di vista atletico lo credo fermamente anch’io. Che ultimamente però si sta faticosamente affermando una maggiore presa di coscienza di una preparazione atletica migliore e più “scientifica” è cosa altrettanto vera. Battaglia che, nel mio piccolo, sto portando avanti.
    Tu hai messo in evidenza un’altra amara verità. Che questo giusto processo porti all’eccesso opposto, ossia a creare degli atleti formidabili che però non sono più dei combattenti. Per la serie alza 150 kg di panca e 200 chili di squat, ha un pungo e un calcio formidabili, ma sul ring non colpisce mai l’avversario.
    Quindi il preparatore atletico e l’allenatore, che nella maggior parte dei casi coincidono ma non sempre soprattutto nel caso di atleti professionisti, devono lavorare assieme con una predominanza dell’aspetto tecnico cognitivo su quello fisico.

  35. Massimo, RTSS ha scritto:
    13 giugno 2013

    "predominanza dell’aspetto tecnico cognitivo su quello fisico". Questa frase sintetizza un concetto fondamentale su cui, ovviamente, mi trovi perfettamente d' accordo. E spesso si dimentica...
    Il "non quantificabile" (a mio giudizio) si riferiva esclusivamente alle conclusioni a cui portano gli esempi descritti nell' articolo.

  36. Massimo, RTSS ha scritto:
    13 giugno 2013

    Gli interventi di Alain e Lenny dimostrano quanto può essere prezioso un dibattito costruttivo :-)

  37. Massimo, RTSS ha scritto:
    13 giugno 2013

    D' altra parte il mio lavoro aerobico aspecifico ad esempio in questo periodo non va oltre (nel 90 % de casi) ai 10 min... individualizzare può essere anche molto importante, partendo però da basi atletiche solide e confrontabili con dei parametri di riferimento.

  38. AlainR ha scritto:
    13 giugno 2013
    Io invece preferisco lavorare l’aerobico indirettamente attraverso i recuperi, attivi parziali o globali, del lavoro anaerobico, forzando il sistema, con allenamenti di resistenza alla forza o di resistenza lattacida più specifica, a smaltire il prima possibile il lattato.

    E' una scelta rispettabile anche questa, difatti io non rinnego assolutamente il lavoro lattacido, specialmente di tipo specifico in mesocicli centrali per lo più. Soltanto non la ritengo una via ottimale per tutta una serie di motivi che precedentemente ho spiegato qua e la nei post. Primo fra tutti l'eccessivo stress sistemico che va a crearsi nell'atleta. Specialmente se questi deve affrontare un significativo taglio del peso (altro stress non da poco).

    Quel che vedo io per la maggiore sono atleti deficitari di Forza neurale e Capacità Aerobica, che sono le due abilità aspecifiche dalle quali dipendono poi direttamente tutte le altre metaboliche (Potenza Aerobica, Forza Resistente, Potenza Resistente ecc.). Partendo da questo assunto appare chiaro che risulta piuttosto inutile fare lavori lattacidi di Strength Endurance a gente che nemmeno squatta il proprio peso corporeo così come risulta inutile fare lavori lattacidi di Power Endurance a gente che ha dei battiti a riposo oltre i 60 bmp. Non perché siano inutili a prescindere ma perché basta soltanto migliorare le prime per ottenere di riflesso un miglioramento sulle altre tenendosi oltremodo distanti dagli stressor tipici dei lavori di tolleranza al lattato locale e sistemico.

    Per tagliare la testa al toro, il mio modo di vedere è quello di portare l'atleta prima a buoni livelli di abilità alattacide ed aerobiche e dopo a seconda degli eventuali deficit andare a migliorare direttamente le abilità lattacide.

  39. AlainR ha scritto:
    13 giugno 2013

    Per fare un esempio prorpio oggi abbiamo svolto un test aspecifico di Resistenza alla Potenza e alla Capacità Alattacida. Che io poi uso ogni tanto come vero e proprio metodo di mantenimento di queste abilità.

    • 15 Interval of:
    AirDyne 10’’@ >1000 W pace /50’’ X 5 Interval
    3’ rest
    AirDyne 15’’@ >900 W pace /45’’ X 5 Interval
    3’ rest
    AirDyne 20’’@ >800 W pace /40’’ X 5 Interval

    A parità di Forza neurale (più o meno tutti con gli stessi carichi di Squat e stacco)
    I ragazzi dotati di una buona Capacità Aerobica (

  40. AlainR ha scritto:
    13 giugno 2013

    A parità di Forza neurale (più o meno tutti con gli stessi carichi di Squat e stacco)
    I ragazzi dotati di una buona Capacità Aerobica (

  41. AlainR ha scritto:
    13 giugno 2013

    (

  42. AlainR ha scritto:
    13 giugno 2013

    A parità di Forza neurale (più o meno tutti con gli stessi carichi di Squat e stacco)
    I ragazzi dotati di una buona Capacità Aerobica, meno di 55 bmp, hanno tutti terminato il test con successo mantenendo il wattaggio richiesto, efficienza del SE Alattacido, e non andando mai oltre Soglia Anaerobica, efficienza del SE Aerobico. Quelli dotati invece di scarsa Capacità Aerobica, bmp tra i 62 e i 70, non hanno mantenuto il wattaggio richiesto e già negli intervalli 15''/45'' non avevano una capacità di recupero, efficienza del SE Aerobico, tale da impedirgli di andare con le pulsazioni oltre Soglia Anaerobica.

    Questo così significa? Semplicemente che maggiore è la resistenza alla capacità alattacida maggiore di riflesso lo diventerà quella alla potenza lattacida. Miglioramento del lato lattacido per via indiretta quindi.

    Ovviamente un test simile può essere svolto anche a livello specifico utilizzando per esempio le combinazioni al sacco e misurando la FC negli intervalli di recupero.

  43. Bigcester ha scritto:
    23 giugno 2013

    Ciao a tutti
    Mi chiamo Davide e sono nuovo.
    Praticando ed insegnando Karate da diversi anni e da poco MMA seguo con grande attenzione questi interessanti articoli, specialmente adesso nel periodo OFF-SEASON dove si ricomincia ad allenare gli atleti in GPP.
    A tal proposito vorrei segnalarvi un piccolo articolo del preparatore Giorgio Rondinelli dove dice quanto sia importante allenare la Potenza Aerobica per avere maggiore resistenza lattacida con minori tempi di recupero.

    http://correndo.myblog.it/apps/m/archive/2010/04/17/la-potenza-aerobica-cos-e-e-come-si-allena.html

  44. Bigcester ha scritto:
    23 giugno 2013

    Giorgio Rondelli....sorry ;-)

  45. AlainR ha scritto:
    23 giugno 2013
    A tal proposito vorrei segnalarvi un piccolo articolo del preparatore Giorgio Rondinelli dove dice quanto sia importante allenare la Potenza Aerobica per avere maggiore resistenza lattacida con minori tempi di recupero.

    Appunto. Con le dovute distinzioni del caso, il concetto che l'articolo che hai postato mette in evidenza è sempre quello: E cioè che, più efficiente risulta il sistema aerobico (che comprende appunto la Potenza Aerobica e non solo la Capacità legata alla gittata cardiaca 130-150 bmp) più efficiente di riflesso indiretto lo sarà quello lattacido.

  46. Manipulus Mosca ha scritto:
    01 luglio 2013

    X ALAINR

    Innanzitutto devo dirti che magari in palestra ci si potesse allenare con un attrezzo come l’AirDyne! Praticamente nessuno a Roma credo lo abbia (spero di sbagliarmi ma non penso). In merito alla questione, sono d’accordo che senza forza massimale di base e senza una buona capacità e potenza aerobica non si và da nessuna parte negli sport da combattimento, sempre dal punto di vista atletico e teorico. Il problema è una cronica mancanza di competenze e conoscenze da un lato, e dall’altro una pratica dell’allenamento che si nutre anche di tradizioni e pratiche che si perdono nella notte dei tempi (come l’allenarsi con 3 felpe, kway e panciera per perdere peso), e che prevedono ad esempio tante e interminabili sedute di corsa a velocità costante viste come la condizione ottimale per avere quello che viene definito come “fiato”. Per questa ragione una conoscenza reale dei meccanismi energici, della loro classificazione e della loro funzione non può che essere di grande aiuto per sviluppare al meglio gli atleti e trasformarli poi in combattimenti.

  47. Apollo ha scritto:
    23 luglio 2017

    Salve, io gioco a calcio, però volevo chiedervi una cosa:
    Eseguo i allenamenti aerobici (legati alla capacità e potenza aerobica) che comprendono quindi fondo (Gittata cardiaca), il "medio" (aumento soglia anaerobica, io li chiamo "fartllek lunghi") e lavori su VO2max (30"/30 o tabata).
    Volevo anche passare a lavori anaerobici alattacidi tipo sprint sui 10"-20" (potenza res alattacida), che, da quello che credo.di aver capito, migliorano, assieme ai lavori aerobici, il lato "lattacido" (sia di potenza che di capacità)
    Ho sbagliato ad interpretare?

  48. Manipulus Mosca ha scritto:
    24 luglio 2017
    Salve, io gioco a calcio, però volevo chiedervi una cosa:
    Eseguo i allenamenti aerobici (legati alla capacità e potenza aerobica) che comprendono quindi fondo (Gittata cardiaca), il "medio" (aumento soglia anaerobica, io li chiamo "fartllek lunghi") e lavori su VO2max (30"/30 o tabata).
    Volevo anche passare a lavori anaerobici alattacidi tipo sprint sui 10"-20" (potenza res alattacida), che, da quello che credo.di aver capito, migliorano, assieme ai lavori aerobici, il lato "lattacido" (sia di potenza che di capacità)
    Ho sbagliato ad interpretare?

    Buongiorno Apollo.
    Il tuo ragionamento è corretto. Allenare tutti e tre i sistemi energetici è cosa buona e giusta. Quindi, è necessario affiancare o alternare o periodizzare, oltre al lavoro su potenza e capacità aerobica, anche quello sui sistemi anerobici.
    Ho detto "sistemi" perché ne sono due, quello anerobico alattacido e quello anaerobico lattacido. Il primo in cui in pratica capacità e potenza si equivalgono. Il secondo invece che possiamo allenare sia da lato della potenza che della capacità.

    Schematizzando, lavori tra i 6 ed i 10 secondi, con un recupero di 1:10 stimolano sistema anaerobico alattacido.
    Lavori tra i 20 ed i 45 secondi, con recuperi 1:3 o 1:4 stimolano potenza lattacida.
    Lavori tra i 60 ed i 120 secondi con recuperi 1:1 o 1:2, stimolano capacità lattacida.

    Spero di essere stato utile
    Lorenzo Mosca

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