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La Finalità della Periodizzazione della Forza nello Sport: la Conversione in Forza Specifica

La Finalità della Periodizzazione della Forza nello Sport: la Conversione in Forza Specifica

La materia della pianificazione dell'allenamento è probabilmente, in rapporto alla sua importanza, la più incompresa tra i professionisti e non che gravitano intorno al mondo dell'allenamento. Negli ultimi anni, in taluni ambienti, l'apporto di vari autori, in particolare di origine anglosassone, ha consentito il diffondersi di metodiche avanzate d'allenamento della forza e l'identificazione del preparatore atletico con lo specialista in questo tipo di allenamento (strength coach). Ciò è andato a ulteriore discapito dell'attenzione alla pianificazione dell'allenamento e a favore della concentrazione sulle metodiche d'allenamento della forza che, per quanto importanti, devono comunque avere un utilizzo e, ancor più, una collocazione temporale adeguati perché siano funzionali al miglioramento delle prestazioni atletiche. La periodizzazione della forza non è che uno degli elementi costituenti la periodizzazione dell'allenamento e, quindi, le metodiche d'allenamento della forza che in essa vengono impiegate hanno minor senso in sé e per sé, e maggior senso nelle possibili sequenze temporali che permettono un incremento delle prestazioni atletiche in concerto con il miglioramento delle altre capacità motorie condizionali (velocità, resistenza).

Il termine Periodizzazione si riferisce a due importanti aspetti: la Periodizzazione del Piano Annuale, che permette di dividere e gestire il programma di allenamento e di ottenere la massima forma per le gare più importanti, e la Periodizzazione delle Capacità Motorie Condizionali, che permette di portare ad un livello ottimale le capacità condizionali (forza, velocità e resistenza)1.

Nello specifico, per Periodizzazione della Forza si intende come questa capacità motoria condizionale venga sviluppata e integrata all'interno di un piano annuale d'allenamento. Con il termine integrazione indichiamo il prendere in considerazione, all'atto della programmazione, delle dinamiche per le quali l'allenamento di ognuna delle capacità motorie condizionali influisce sull'allenamento delle altre e sull'adattamento organico e funzionale generale inteso come risposta a una sommatoria di stimoli. In taluni sport nel periodo preparatorio, tradizionalmente, si persegue lo sviluppo di molteplici aspetti della preparazione fisica, quali la capacità aerobica, la forza massimale, la forza resistente, la capacità d'accelerazione, la resistenza specifica. Ognuno di questi elementi implica adattamenti morfo-funzionali, nonché psicologici, che talvolta possono essere in contrasto tra di loro. Ad esempio, gli adattamenti richiesti da un allenamento per la forza massimale, sia a livello della struttura del muscolo scheletrico, sia a livello neurale, sono limitati dal costo metabolico e neurale di un allenamento di resistenza. È perciò indicato stabilire l'apporto dei due elementi alla preparazione fisica dell'atleta in relazione alla propria disciplina, al fine di rendere prioritario un elemento rispetto all'altro, nonché perseguire uno sviluppo delle due capacità motorie che tenga conto delle specifiche della disciplina stessa (ovvero, semplificando, non possiamo sviluppare la resistenza di un cestista come faremmo con un maratoneta, cioè con gli stessi mezzi, metodi e carico). Inoltre, lo sviluppo della singola capacità motoria deve tenere conto, nel caso di un approccio sequenziale, della successione più razionale sia dei mezzi allenanti, sia dei metodi, in rapporto alle qualità che di essa si andrà a sviluppare (ad esempio: adattamento anatomico -> forza massimale -> potenza -> potenza resistente).

La periodizzazione della forza è, quindi, un concetto fondamentale della metodologia dell'allenamento sportivo. Durante l'anno gli obiettivi dell'allenamento della forza, e i metodi ad essi consoni, variano a seconda delle caratteristiche dello sport, dell'atleta e del calendario agonistico, ma hanno come fine ultimo la massimizzazione della forza specifica.

Spesso accade che il concetto di forza funzionale sia confuso con quello di forza specifica. Il termine "forza funzionale" è piuttosto recente, possiamo onestamente pensare che olimpiadi e mondiali siano stati vinti, e record del mondo battuti, senza aver lavorato sulla forza specifica, o non averlo fatto in maniera ottimale, fino agli anni 2000? In realtà, forza specifica e forza funzionale non sono sinonimi. Allenare la forza specifica di uno sport significa replicare la modalità d'espressione della forza, sia in termini neurali, sia in rapporto al metabolismo specifico dell'evento, impiegando esercizi che riprendano in parte l'azione delle catene cinetiche nel gesto specifico (quindi anche con ROM specifico), con particolare enfasi sui principali gruppi muscolari motori, senza disturbare gli schemi motori fini richiesti dalla tecnica sportiva. Il termine forza funzionale, invece, è comunemente inteso più come termine "modale" riferito agli esercizi impiegati2; cioè, anziché riferirsi ai parametri fisiologici e biomeccanici specifici del gesto o dell'evento, indica il modo in cui la forza viene allenata dal punto di vista della scelta dei mezzi allenanti, ossia con esercizi con pesi liberi o cavi, unilaterali, possibilmente in piedi e multiplanari (facendo eccezione a questa definizione molti degli esercizi propedeutici e alcuni esercizi di core stability). In altre parole, per parlare di allenamento della forza specifica, i parametri fisiologici dell'evento, in particolare, sono indispensabile punto di partenza, mentre per parlare di "functional training", è sufficiente l'utilizzo di esercizi con le caratteristiche di cui sopra. Che ciò sia metodologicamente scorretto è evidente, ma è altresì vero che i migliori "funzionalisti" applicano il concetto di periodizzazione della forza alla loro pianificazione, così come prendono in considerazione non solo la biomeccanica nella scelta degli esercizi, ma anche la fisiologia per i parametri di carico, pur preferendo taluni esercizi e metodi ad altri. Qui dovremmo, però, chiederci fino a che punto tale modalità d'allenamento sia indicata per sviluppare livelli adeguati di forza massimale per taluni sport di potenza.

Possiamo distinguere due tipologie principali di sport in rapporto con le finalità del lavoro di forza: 1) quelli che richiedono lo sviluppo della potenza (sinonimo di forza-veloce, ovvero forza di partenza e forza esplosiva nella curva forza-tempo3), cioè della capacità di applicare forza nel più breve tempo possibile, come i salti, i lanci e la velocità nell'atletica leggera, il football americano, il baseball, la maggior parte degli sport di squadra, e tutti quegli sport in cui la potenza influisce fortemente sulla prestazione; 2) quelli che richiedono lo sviluppo della resistenza muscolare, ovvero la capacità di applicare una forza minore rispetto agli sport precedenti, ma per un tempo più lungo, come nella maggior parte delle specialità del nuoto, nel canottaggio, nella canoa, nel triathlon, nello sci di fondo, nella corsa di fondo e mezzo-fondo e così via.

Nella periodizzazione della forza, tipicamente, il primo macrociclo è dedicato all'adattamento anatomico. Durante questo primo periodo, abbiamo un incremento progressivo dei carichi che permette di preparare i tessuti connettivi (legamenti, tendini, muscoli) al seguente lavoro di intensificazione che avviene nei macrocicli di forza massimale, il cui l'obiettivo principale è l'incremento dell'abilità del sistema nervoso di reclutare volontariamente il maggior numero di unità motorie. Nel programmare questa ulteriore fase bisogna considerare che ciò che rappresenta intensificazione per uno sport è accumulo per un altro. Per esempio, quando i nuotatori sincronizzati lavorano nel range 6-8RM, stanno facendo un lavoro di intensificazione; per i sollevatori di peso questo range rappresenta un accumulo4 . L'obiettivo della fase di forza massimale non è, perciò, solo l'incremento dell'attivazione volontaria delle unità motorie, ma anche quello dello sviluppo di un livello ottimale di forza massimale, specifico per lo sport e il cui raggiungimento possa integrarsi efficientemente all'interno del piano globale d'allenamento. Perciò, ad esempio, ha poco senso far fare un periodo di sviluppo della forza massimale con ripetizioni basse e intensità superiori all'80% oppure inserire molteplici macrocicli dedicati alla forza massimale per quegli atleti il cui sport richieda resistenza muscolare di lunga durata.

La fase successiva è quella della cosiddetta conversione. Come precedentemente indicato, questa è una fase fondamantale della periodizzazione della forza, il cui obiettivo è la "conversione", appunto, dei guadagni di forza massimale, scaturiti dalla fase precedente, in una combinazione specifica di qualità della forza, sia essa la potenza, la potenza resistente o la resistenza muscolare (di breve, media o lunga durata). Per questo i parametri di carico utilizzati nella fase di conversione devono riflettere le caratteristiche della disciplina sportiva allenata, particolarmente in termini di rapporto tra forza e sistema energetico dominante:

Durata Attività Sportive e Conversione della Forza (Forza Specifica)

Durata Intensità Sistema Energetico Tipo di Conversione
Meno di 10'' Massima ATP-CP Potenza
Fino a 30'' Da Alta a Massima Glicolisi
Anaerobica
Potenza Resistente
Da 30'' a 2' Moderatamente Alta Glicolisi
Anaerobica/Aerobica
Resistenza Muscolare di Breve Durata
Da 2' a 10' Da Bassa a Moderatamente Alta Glicolisi
Aerobica
Resistenza Muscolare di Media Durata

Cosa dobbiamo quindi fare per determinare la forza specifica di uno sport e pianificare la periodizzazione della forza?

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1 Tudor O. Bompa & Haff Gregory G., Periodization. Theory and Methodology of Training, 5th Edition, Human Kinetics, 2009, pg. 126.
2 "Esercizi eseguiti su vari attrezzi come palle in ABS, tubi di schiuma e pedane propriocettive, intesi a creare un ambiente più difficoltoso al fine di coinvolgere maggiormente i muscoli stabilizzatori piccoli e profondi", Charles Staley, Muscle Logic, cit. in Michael Boyle, Advances in Functional Training, OTP, Aptos, 2010, pg. 22.
3 Yuri Verkhoshanskij, Fundamentals of Special Strength-Training in Sport, Sportivny Press, Livonia, 1986, pg. 61.
4 Charles Poliquin, Theory 1 Manual, PPC, 2004, pg. I-10.

Note sull'autore

Carlo Buzzichelli è preparatore atletico e personal trainer da oltre un decennio, ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti, è il direttore tecnico del Tudor Bompa Institute – International e professore aggiunto di “Pianificazione e Programmazione dell’Allenamento” all’Università della Scienza dello Sport e della Cultura Fisica di Camaguey (Cuba). Negli ultimi otto anni le sue squadre hanno ottenuto 8 promozioni e vinto 2 campionati giovanili; come allenatore negli sport individuali ha partecipato a un Mondiale di specialità e ai Giochi del Commonwealth, mentre i suoi atleti hanno ottenuto tre medaglie ai campionati nazionali assoluti e due ori internazionali. Questo articolo è in parte tratto dal libro “Periodizzazione. Metodologia della Pianificazione e Programmazione dell’Allenamento” di prossima pubblicazione. Carlo può essere contattato all’email: cb@tbi-i.com; questa stessa email può essere usata per aggiungere il Tudor Bompa Institute - Italia alla vostra lista di contatti di Facebook.

Commenti

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  1. trader ha scritto:
    21 febbraio 2011

    Ciao Carlo, complimenti.Nel Calcetto come la vedi?

  2. CBuzzichelli ha scritto:
    21 febbraio 2011

    Nonostante in letteratura si consigli la potenza resistente per gli sport di squadra, dobbiamo valutare se effettivamente sia la potenza lattacida l'ergogenesi principale oppure limitante di una disciplina sportiva. Nella mia esperienza con il calcio a 11 i tempi sotto tensione alattacidi in palestra si sono rivelati i migliori durante la stagione, proprio per il motivo di cui sopra, essendo, cioè, il calcio uno sport nel quale la potenza lattacida non è in alcun modo un fattore determinante la prestazione fisica. Sebbene nel calcio a 5 la densità delle azioni sia più alta, credo che ciò debba essere affrontato dal punto di vista del lavoro sul campo, a secco e non, mentre in palestra restino valide le considerazioni di cui sopra.

    Saluti,
    Carlo Buzzichelli

  3. Ermenegildo ha scritto:
    21 febbraio 2011

    L'articolo è interessante però è poco chiaro circa l' impostazione della fase di trasformazione che è la più delicata, forse un esempio spiegato passo per passo avrebbe aiutato a chiarire, sopratutto come si scelgono gli esercizi durante questa fase.

  4. Dimitry ha scritto:
    21 febbraio 2011

    Ottimo, spero che sia solo il primo di una serie di articoli correlati.

    Illuminante e in tema anche questo, per chi non lo avesse mai letto:

    http://www.protraineronline.com/past/Oct-Nov10/article5.cfm

  5. Dimitry ha scritto:
    21 febbraio 2011

    Il link non sembra funzionare, allora mettete su google:

    "Fix Your Periodization Knowledge"

  6. Paul ha scritto:
    21 febbraio 2011

    Complimenti, bellissimo articolo!

  7. Simba76 ha scritto:
    27 febbraio 2011

    Una domanda un pò più concreta per il Sign. Buzzichelli: A 32 anni ho iniziato a fare "pesi" e grazie ad internet e agli articoli "giusti" mi sono subito dato alla "forza" perchè trovo poco stimolante per me lavorare per l'estetica alla bodybuilding style. L'anno scorso ho ripreso per 1 anno il pugilato e adesso da 1 me ho inziato con la la boxe cinese mi chiedo e le chiedo: 3 volte a settimana vado in palestra facendo immancabilmente panca e squat e stacco (non tutti e 3 nella stessa seduta) cerco di curare al massimo la tecnica e l'eplosività per cui faccio la panca con 1" fermo al petto spingendo con i piedi e facendo un leggero arco, squat sotto il parallelo e via discorrendo...questi esercizi mi stanno dando un buon incremento nella forza generale che "sento" soprattutto il giorno in cui togliamo lo striking di braccia e gambe e facciamo sparring di sola lotta in piedi con proiezioni a terra (peso 76 kg ma anche con quello che pesa 10 kg più di me e segue i "vecchi" quanto incomprensibili dettami secondo i quali chi fa sport da combattimento debba bandire i "pesi" o al massimo fare 30 reps con 10 kg di panca...per fare "fiato" e aumentare potenza e velocità sigh! quindi non fa "forza" con i pesi la differenza c'è al di là poi della eventuale migliore o peggiore tecnica specifica nello sport da combattimento). Praticamente ad esempio i miei 115 kg di panca con fermo al petto di 1" come faccio a "trasformarli" nel tirare un pugno? Al di là del fatto che più incremento il carico nei 3 big è più la mia forza e conseguentemente la mia massa muscolare aumenta (quella che relmente serve non quella per la spiaggia) ma aapunto cme la trasformo in forza funzionale al mio sport da combattimento? Cioè è sufficiente continuare ad eseguire le tecniche che il mio allenatore di boxe cinese mi insegna o posso fare anche dell'altro? In un interessante articolo Gruzza parla delle alzate olimpiche come il non plus ultra per l'esplosività e forza ma in Italia quanti le sanno insegnare? Già per trovare chi ti insegna una panca o uno squat decente...La ringrazio per la risposta.
    Cordiali saluti.

  8. CBuzzichelli ha scritto:
    27 febbraio 2011

    Simba,

    Come scritto nell'articolo, le modalità della conversione dipendono dal modello prestativo.

    Nel caso delle arti marziali non olimpiche, una stessa disciplina può avere un modello prestativo diverso a seconda del regolamento della federazione di cui fa parte l'atleta, che può includere anche tempistiche di round e recuperi progressivamente più difficoltose a seconda del livello dello stesso (come nel caso della World Sanda League con le classi Pro, A, B e C).

    Nella periodizzazione della forza per lo sport c'è sempre una fase di sviluppo della forza massima, quindi è indubbio che ciò che stai facendo abbia un transfer positivo sulla disciplina che pratichi, ma come indichi giustamente, si parla di forza "generale".

    Per fare una forza più specifica, dal punto di vista biomeccanico, devi considerare i vettori della forza nelle azioni della tua disciplina, ad esempio, nelle proiezioni hai una sequenza di azioni che normalmente è questa: trazione-rotazione- stance monopodalica-spinta/trazione/rotazione. Questi aspetti difficilmente sono coperti dal praticare i soli esercizi fondamentali del powerlifting che si espletano sul piano sagittale.

    Un ulteriore esempio viene dalla stabilità delle anche, fondamentale per la trasmissione della forza dal suolo e per la stabilità del corpo nell'espressione della forza nei movimenti multiplanari, di cui molti atleti sono carenti, ma la cui carenza i soli esercizi di base non sono sufficienti a sopperire.

    Per quanto riguarda lo striking, se questo è fatto non a contatto pieno, non credo in nessun metodo di velocizzazione in palestra se non forse della pliometria per la parte superiore del corpo, piuttosto è necessario un buon scarico pre-gara, che dia la freschezza neurale necessaria per esprimere le qualità di rapidità dell'atleta.
    Nel caso del contatto pieno il discorso è diverso e una fase di potenza (con mantenimento della forza massimale) che porti ad esprimere più forza a velocità angolari simili a quelle di gara può essere utile. Considera che la massima potenza meccanica con gli esercizi di forza viene espressa da atleti con esperienza con i pesi con il 55% +/- 5% dell'1RM, mentre nel caso degli esercizi olimpici la percentuale è più alta, 80-85% a seconda dell'esercizio, anche se la differenza in termini di potenza tra l'80% e il 100% non è così rilevante. Comunque, puoi fare benissimo a meno delle alzate olimpiche se non hai modo di fartele insegnare in maniera corretta.

    Passando al lato metabolico, è possibile considerare un lavoro di forza resistente di breve durata per le spalle e per le gambe. Poiché nel Sanda avete round di durata e in numero piuttosto ridotti, se la densità degli attacchi non è alta, il numero degli incontri è basso e il livello dell'atleta non è alto (livello alto significa fare più round di maggior durata e densità d'azione, e un maggior numero di incontri in un torneo), la sola pratica specifica assieme a un programma di forza massimale, con o senza conversione in potenza, potrebbe essere sufficiente.

    Mi fermo qui, sapendo di non averti probabilmente tolto alcun dubbio, ma ogni disciplina richiede un approccio analitico complesso, che va ben oltre le risposte che si possono dare su di un sito ad atleti di cui non si sa praticamente niente. Ad ogni modo spero di averti stimolato delle riflessioni.

    Saluti,
    Carlo Buzzichelli

  9. Simba76 ha scritto:
    01 marzo 2011

    In primis la ringrazio per l'esauriente risposta. Premetto che non ho intenzione di gareggiare quindi non perseguo finalità agonistiche però mi alleno con agonisti (almeno lo sono la maggior parte degli "allievi" del mio corso) e mi piace fare le cose per bene (altrimenti non le faccio e poi non mi va di fare brutte figure :-D). Ovviamente gli agonisti come ha ben detto lei seguono dei programmi personalizzati all'interno dei quali l'allenatore tiene conto di eventuali infortuni o di gare imminenti... Aggiungo che certamente il Sanda ha una preparazione atletica (durante i match anche per il ridotto numero di round) meno intensa rispetto al pugilato ad esempio (visto che l'ho praticato ed a volte a fine w.o. vi era anche gente a cui venivano mancamenti o sveniva raramente ma è successo...) sicuramente però in primis ho notato attualmente la mancanza di fiato durante gli sparring ed attualmente sto ovviando con l'inserimento degli scatti run (ad esempio ieri mattina ho eseguito 5' di stretching con shadow boxe+ low e middle kick poi 30'' 85-90% f/c+ 90'' recupero x 6 volte + cardio finale per un totale di 30 minuti e poi sono andato ad allenarmi) in pratica con questi scatti (1 volta a settimana) sto cercando di aumentare soprattutto la mia condizione anaerobica che è quella (credo) che realmente serva durante i round o sparring che contestualmente dovrebbe darmi anche un pò di condizione aerobica. Facciamo anche piccoli circuiti pliometrici finalizzati alla potenza di braccia e gambe fondamentalmente. Quindi che esercizi mi consiglia per poter "trasformare" su di un piano diverso da quelli "soliti" in cui lavorano i 3 BIG del Pl e che possano tornarmi utili per il sandà? Nella palestra in cui vado io comunque ci sono anche i kettlebell ed inoltre c'è un mio amico a cui sono state insegnate alcune alzate olimpiche ed esercizi con i kettlebell da un ragbysta delle "Fiamme Oro" che attualmente è ancora in attività agonistica (quindi spero/presumo bene!). Cosa ne pensa? Sa vorrei "sfruttarla" data la sua enorme conoscenza e abilità in merito :-D, magari se può darmi qualche ulteriore consiglio di ordine pratico affinchè io possa "sfruttare" al meglio il lavoro con i pesi nell'ambito dell'attuale disciplina da combattimento che sto praticando. Ho visto un video del pugile Ross dove lanciava una piccola palla medica (da 2,5 kg) contro un sacco o un manubrio(in quest'ultimo caso all'aperto) e anche questo dovrebbe fornire potenza e velocità su di un piano sagittale identico a quello di un pugno quando viene sferrato. Il mio è solo un esempio però a me piace sperimentare sempre cose nuove (ed utili alla mia causa ovviamente) anche perchè lei saprà meglio di me che sul "conditioning" e sullo sviluppo della forza sia generale che specifica molti allenatori o maestri che dir si voglia seppur bravissimi ad insegnare la tecnica specifica lo sono molto meno nei due settori sopracitati ed alla fine è anche "giusto" che sia così come si dice:"Ad ognuno il suo"...:-D

    La saluto ringraziandola ancora per la disponibilità e l'umiltà dimostrata.

  10. CBuzzichelli ha scritto:
    14 marzo 2011

    Simba,

    Tre minuti di lavoro a secco all'85-90% della FCMax alla settmana sono un pochi per migliorare la condizione aerobica/anaerobica. Ai miei atleti faccio fare sessioni di lavoro intervallato ad alta intensità (a secco) con un volume che varia da sei a diciotto minuti, a una frequenza superiore all'85% della FCMax; questo assieme ad altre sedute prettamente aerobiche e su una "base aerobica" precedentemente formata. Inoltre, il cuore abbisogna di tempo per incrementare i battiti, per cui ti consiglierei ripetute della durata almeno quanto i round del combattimento. Per il recupero puoi utilizzare lo stesso tempo impiegato tra i round, o la frequenza cardiaca (60% della frequenza di riseerva).

    Per tutti gli sport, ma per gli sport multiplanari in particolare, la stabilità delle anche nell'esecuzione dei gesti è fondamentale (per gli esperti, non sto parlando di stabilità nel senso di Cook), per cui ti consiglio di testare adduttori e abduttori e, eventualmente, lavorare al loro rinforzo in isolamento, per poi integrare con esercizi monopodalici a catena chiusa.

    L'esercizio che hai visto fare a Ross è eccellente per la fase di potenza degli sport di combattimento a contatto pieno.

    Aspetta a integrare gli esercizi olimpici, nel frattempo lavora sulla tecnica esecutiva con il tuo amico.

    Saluti,
    Carlo Buzzichelli

  11. CBuzzichelli ha scritto:
    14 marzo 2011

    Questo è un estratto dal manuale dello Specialista in Periodizzazione del Tudor Bompa Institute-Italia:

    Principianti e Mode

    Studi recenti hanno dimostrato che 2-8 settimane di allenamento con 2-3 sedute settimanali di interval training intenso possono indurre miglioramenti cardiovascolari e guadagni prestativi sostanziali su soggetti non allenati o allenati poco . L’interpretazione di alcune riviste sportive è stato quella per la quale la corsa continua sia uno spreco di tempo, anziché chiedersi quale debba essere il rapporto tra lavoro ad alta e bassa intensità nell’allenamento dell’atleta di resistenza.

    L’Allenamento HIIT su Soggetti Allenati

    In uno studio del 1989 si è visto che, su soggetti allenati, otto settimane di intensificazione dell’allenamento aerobico non ha portato cambiamenti del VO2Max, ma a un cambiamento della dinamica del lattato ematico in senso positivo.
    Anche Stepto e colleghi hanno riportato dei miglioramenti prestativi su un gruppo di ciclisti, quando un periodo di intensificazione dell’allenamento attraverso l’inserimento di sedute brevi, con ripetute ad alta intensità, è stato utilizzato dopo una fase d’allenamento a intensità moderata e costante .
    Billat e colleghi hanno poi investigato quante sessioni HIIT alla settimana portavano beneficio alla prestazione degli atleti di resistenza nella corsa. Quando gli atleti sono passati da sei allenamenti di corsa continua a intensità bassa o moderata, a quattro più un allenamento a soglia anaerobica e uno HIIT, sono migliorate sia la velocità a VO2Max (ma non il VO2Max stesso), sia l’economia di corsa.

  12. CBuzzichelli ha scritto:
    14 marzo 2011

    Il passaggio a tre sedute HIIT non ha migliorato ulteriormente alcun parametro prestativo, mentre sono incrementati gli indici di sovrallenamento . Infatti, è stato dimostrato in un altro studio, che 2-8 settimane con sedute ad alta intensità frequenti (3-4 sessioni alla settimana), risultano in un peggioramento della prestazione e nell’induzione dell’overreaching (sovrallenamento acuto), ed eventualmente dell’overtraining (sovrallenamento cronico) .

    Solo in questo stralcio sono citati sette studi.

    Saluti,
    Carlo Buzzichelli

  13. jeje ha scritto:
    26 giugno 2011

    Ciao Carlo sei un grande, ti ammiro tantissimo.

  14. CBuzzichelli ha scritto:
    26 giugno 2011

    Ciao Jeje,

    Grazie dell'apprezzamento.

    Saluti,
    Carlo Buzzichelli

  15. apoxyomenos ha scritto:
    07 novembre 2014

    Salve signor Buzzichelli, complimenti per l'articolo intanto. A proposito di modello di prestazione e periodizzazione, volevo una delucidazioni sullo sport che pratico, se non chiedo troppo. Pratico arti marziali, e nello specifico judo. L'incontro prevede una durata di 5.min, con gesti di elevata intensità, intercalati da momenti di recupero incompleti. Dottor Dal monte e altri autori, classificano le arti marziali e gli sport da combattimento come, da un punto di vista bioenergetico, aerobico-anaerobico alternato, in questo caso forse facendo riferimento all'intero giorno di gara, considerqto che inseriscono nel gruppo specialità superiori ai 5 min di gara, come gli sport di squadra. Personalmente ho parecchi anni di esperienza agonistica alle spalle, e per quanto riguarda le capacità maggiormente coinvolte, forza massima ed esplosiva, gesti di potenza, momenti di.espressioni isometriche degli arto superiori, portano ad elevata produzione di lattato, oltre ad essere chiamata in gioco la resistenza alla potenza, e di media durata quando l'incontro si protrae per tutti e 5 i minuti. Queste sono le miei considerazioni. Per tutte questa complessità, mi risulta difficile inquadrare bene il modello.prestativo. Come classificherebbe lei una specialità come il jjudo? grazie in anticipo!

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